Recensioni / Parola di Satchmo

Lo sapevate? Uno dei più influenti musicisti del Ventesimo secolo, Louis Armstrong, è stato anche uno scrittore con i fiocchi! La sorpresa da parte dell’odierno lettore degli scritti di Armstrong potrebbe apparire del tutto giustificata perché come emerge anche dalla lettura del libro i musicisti di colore furono a lungo vittime di vari pregiudizi: Armstrong, cresciuto senza neppure portare a compimento le scuole elementari, sarebbe comunque stato, secondo il bianco razzista, un uomo ignorante (si tenga presente come negli Stati Uniti il sistema scolastico fu per molto tempo segregato e come le scuole per le persone di colore fossero poche e qualitativamente scarse) e un jazzista, ciò che nel cliché dominante significava appartenere a una categoria artistico musicale poco intellettualizzata (le cause di tale fenomeno naturalmente, sono sempre da ricercare tra le pieghe del pregiudizio principale, quello della razza). Armstrong scrittore, dunque, scrittore talmente compulsivo da portare sempre con se, in viaggio, la valigetta contenente la macchina da scrivere e sempre almeno una penna. Le qualità letterarie di Armstrong, nel 1988 sono rivelate da Gary Giddins mentre la presente antologia è curata e pubblicata oltreoceano per la prima volta nel ’99 da Thomas Brothers. Non solo originale, brillante, espressiva, umoristica e irresistibile, la prosa del musicista americano: l’Armstrong scrittore appare a tratti addirittura travolgente, scrive per passione, per tenere vivi i contatti con amici e ammiratori lontani o per fornire a scrittori e a giornalisti notizie o materiale pubblicitario utile a fini biografici. Sorprendenti queste righe conclusive di un articolo del 1969 in cui Louis scrive: “I nostri grandi compositori – musicisti – sono per lo più persone anziane, in là con gli anni – [ma] vivranno per sempre. Non esiste una roba come “essere pronti ad andarsene”, finche si fa qualcosa di interessante e di buono. Si è sempre in ballo finché si respira. ”.

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