Recensioni / Intervista a Giulio Raio su L'io, il tu e l'Es

1.Una autopresentazione dell’autore in quattro righe...

Sono un ricercatore dell’Orientale di Napoli. Dopo una preziosissima collaborazione con l’indimenticabile Ferruccio Masini, mi sono dedicato allo studio della filosofia tedesca: Cassirer, in primo luogo, ma anche Husserl, Heidegger, Wittgenstein. La mia laterziana Introduzione a Cassirer è giunta alla terza edizione. Di Cassirer ho curato vari testi, l’ultimo, la Metafisica delle forme simboliche, è il primo volume degli inediti. Dirigo il Gruppo di ricerca sulle forme simboliche e sull’immaginario. Sono condirettore di “Bachelardiana” , il cui 1° numero uscirà nel 2006. Ora sto progettando i “Cassirer Studies”.

2.Perché un libro su Cassirer? Insomma, Cassirer e' ancora attuale?


Cassirer, come Warburg, è considerato un autore per “specialisti”: lui stesso del resto con l’Essay on Man, in inglese, cercò di scrivere una versione più accessibile della sua teoria! La critica invece ha seguito la strada opposta. Perché un libro su Cassirer? Per mostrare l’attualità del suo pensiero, il suo dialogo circolare con la filosofia contemporanea, la sua “democrazia” filosofica. La sua attualità – come hanno messo in rilievo su fronti diversi Apel e Blumenberg – sta nella fondazione della cosiddetta “svolta linguistica”, nella fondazione di una metasoggettività culturologica.

3.Cassirer, le forme simboliche, Panofsky, il Warburg Institute...un pensiero estremamente fertile e di grande interesse anche per chi si occupa d’arte e d’architettura. Che libro consiglierebbe a un architetto che voglia iniziare a occuparsi dell’argomento?

Cassirer e l’iconologia: un tema affascinante. Un libro sui rappporti tra Cassirer, Warburg e Panofsky? Intanto: A.Warburg-E.Cassirer, Il mondo di ieri. Lettere, a cura di M.Ghelardi, Aragno Editore, Torino 2003.

4.Gli architetti in questo momento sembrano tragicamente attratti dal mito di Heidegger... Eppure gà dalla conferenza di Davos Cassirer contrapponeva una diversa strada. Ce ne vuole parlare brevemente?

C’è un punto del famoso Dibattito di Davos (1929) – sempre presentato come spartiacque, bivio, dipartirsi di vie, momento simbolico dello scontro tra contrapposte concezioni della libertà e dell’alienazione, del ruolo della filosofia, della politica – in cui Heidegger sembra intravedere una identità tra la dimensione della figurazione, delle forze figurative che presiedono alle forme figurative, e la dimensione dell’esserci. Ma aggiunge: sarebbe sbagliato! Il senso della libertà, della liberazione, infatti, non si trova nella liberarsi “per” le immagini figurative della coscienza, ma “per” la finitezza dell’esserci. Resta, però, il problema dell’invalicabilità, intrascendibilità, del carattere figurativo della coscienza e della cultura.

5.Cassirer, Wittgenstein e Freud. Mi sembra che ci siano alcuni sottili fili che li legano. Ce ne vuole parlare?

Cassirer cita pochissimo Freud - il concetto di “onnipotenza del pensiero” di Totem e tabu - , non cita mai Wittgenstein – conosce il Tractatus , ma studia soprattutto Russell e Carnap. E tuttavia fili sottili legano questi autori: in primo luogo, il disincanto verso ogni forma di causalità ingenua – una volta si sarebbe detto: realismo ingenuo; in secondo luogo, la centralità del simbolismo – non come in Warburg: un simbolismo sofferto, terapeutico. Le forme simboliche, le figure, le strutture del simbolismo sono in questi autori il “relato”, a differenza di una semiotica fenomenologica o coscienziale che parlerebbe di “correlato” noetico: ancora  …disincanto, rispetto a una duplicità, rispetto a un infondato “doppio” reale-mentale.

6.Ci sintetizza brevemente la tesi del suo libro?

In fondo la tesi del libro – che resta un libro su Cassirer, sulla sua antifilosofia della vita - è proprio la “vicinanza” tra Cassirer e Wittgenstein, la compatibilità delle loro forme di trascendentalismo, che mi induce a parlare di neotrascendentalimo o di configurativismo.

7.Tre motivi per comperarlo...

Scoprire un Cassirer inedito, che costringe a ripensare all’immagine “irenica” consegnataci dalla critica ! Entrare senza difficoltà nel più serrato dibattito filosofico contemporaneo dalla “finestra” della percezione ! Formarsi un’idea di filosofia dell’opera, un’idea di cultura delle “opere”.