Recensioni / Racconti, saggi e testi in antologie Fofi: «Il più bello "Un seme di umanità"»

Una delle caratteristiche di Quaderni piacentini è di non aver favorito le ambizioni accademiche o editoriali di nessuno dei suoi direttoriredattori. Nessuno è salito in cattedra o alla guida di qualche giornale o casa editrice grazie a Quaderni piacentini - se c'è arrivato è stato malgrado Quaderni piacentini": In un'annotazione riportata nel volume "Diario del Novecento' (a cura di Gianni D'Amo, Il Saggiatore), Bellocchio esprime questa considerazione autobiografica. Effettivamente un rammarico di chi conosceva bene il saggista piacentino è sempre stato constatare che non avesse pubblicato di più. Goffredo Fofi, che compare a più riprese nei quaderni manoscritti di Bellocchio, recentemente ha scritto sul Sole 24 Ore di ritenere, forse, che il libro più bello del nostro concittadino sia stato "Un seme di umanità' (Quodlibet), "splendida raccolta di saggi di critica letteraria: memorabili quelli su Dickens, Flaubert, i russi, Edmund Wilson, Lawrence d'Arabia, e quello su Pasolini visto come educatore". Sull'uscita di "Diario del Novecento", Fofi, presto entrato nella direzione dei Quaderni piacentini accanto a Bellocchio e a Grazia Cherchi, preannuncia: "Sarà per molto una rivelazione". Per i tipi Quodlibet era apparsa anche la meritoria ristampa integrale di "Diario", la rivista scrittaa quattro mani da Bellocchio e da Alfonso Berardinelli. Tra le antologie di testi: "Al di sotto della mischia' (Schweiwiller), "Dalla parte del torto" (Einaudi), "L'astuzia delle passioni" (Rizzoli), "Oggetti smarriti" (Baldini&Castoldi). Al 1966 risalgono i racconti de "I piacevoli servi" (Mondadori).

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