Recensioni / Il fuoco dell'artista

Ancora Pessoa. Ancora un suo libro: stavolta le Pagine di estetica curate da Micla Petrelli e pubblicate da Quodlibet. E ancora una volta il piacere di trovarsi di fronte a un’intelligenza scintillante che pratica l’azzardo critico con sovrana sprezzatura. Come accade sin dalla prima pagina, in cui lo scrittore portoghese dichiara di voler compiere in ambito estetico la stessa rivoluzione operata dalle geometrie non euclidee in ambito matematico. Siamo nel 1924. Al posto di Euclide nel suo caso c’è Aristotele e la sua idea di estetica fondata sulla bellezza, alla quale Pessoa contrappone un’estetica fondata sulla forza, «nel suo significato astratto e scientifico». In una successiva pagina del 1925, il poeta chiarisce che l’arte è innanzitutto un fenomeno sociale. E nella società esistono due modalità che garantiscono il dominio e la vittoria: la cooptazione e il soggiogamento. è una regola che vale in politica, nella religione e nell’arte. Per restare a quest’ultima, mentre Aristotele pensa a un’arte che domina cooptando, attraverso la bellezza e l'intelligenza, Pessoa propone invece un' arte che soggioga sulla base della forza e della sensibilità espressa. L’artista, in questa nuova accezione, «costringe gli altri a sentire ciò che lui ha sentito, (...) li domina con forza inesplicabile, come l’atleta più forte domina il più debole (...) L’artista vero è un fuoco dinamogeno; l’artista falso, o aristotelico, è un mero apparecchio trasformatore, destinato solo a convertire la corrente continua della propria sensibilità nella corrente alternata dell’intelligenza altrui». Il tono è apodittico e si può essere d’accordo o dissentire. Ma non si può non rimanere affascinati dalla qualità della vis polemica di Pessoa. Anche perché si ripropone puntualmente a ogni pagina del libro.