Recensioni / Verbarium - Pervertimento del cristianesimo

Verbarium è la collana voluta e diretta da Michele Ranchetti, e questo ottavo volume ha visto la luce dopo la sua morte. Insieme a un’altra lunga intervista radiofonica di Cayley a Illich uscita in Italia per Eleuthera, questa del 1997-1999 è un’ottima introduzione alle idee di uno dei grandi pensatori del Novecento, scomparso nel 2002, autore di testi fondamentali per comprendere, per esempio, i guai della post-modernità, un autore che farebbero bene a leggere quei giovani italiani affascinati dalle saccenti profondità dei nostri filosofi alla moda. Il titolo può trarre in inganno: non vi si tratta soltanto di chiesa, e quando si parla di chiesa è anche per parlare del “sistema” in cui viviamo, e in cui – dice Illich – è la storia della chiesa ad averci introdotto dando vita a quelle istituzioni impersonali che hanno inteso prestare aiuto, codificare l’aiuto; e sono ben note le sue analisi dell’istruzione, della sanità, dello sviluppo economico, della tecnica e dei loro effetti negativi invece che positivi sul mondo in cui viviamo. Dice Cayley riassumendo Illich che il “peggio” è la “corruzione del meglio”: per Illich il “pervertimento” sta nella codificazione avviata dalla chiesa che ha tolto al cristianesimo il suo fondamento, “la conspiratio, il bacio con cui si metteva in comune il soffio dello spirito (…) categorizzando chi dovrebbe essere il mio prossimo” e facendone norma giuridica. Il mondo in cui viviamo è conseguenza di questo, ma “l’epoca che è stata dominata dalla chiesa e dai suoi discendenti laici”, interviene a dire Paul Kennedy, responsabile della trasmissione radiofonica, “sta lascando posto secondo Illich all’epoca dei sistemi”. Cayley precisa: “sistema nel senso che il termine è venuto acquistando nella nuova scienza della cibernetica: sistema come metafora complessiva del mondo dei computer, dell’ingegneria genetica e della rivoluzione informatica. L’emergere di questa nuova visione del mondo segna la fine di quella che Illich chiama l’epoca della “strumentalità”, l’epoca durante la quale il nostro rapporto con il mondo era fondamentalmente mediato dai nostri strumenti (…) Ciò che caratterizza uno strumento è il modo in cui esso rimane separato e distinto da chi lo usa”. In un sistema, dice Illich, questa distinzione viene meno. Illich addita anche una soluzione in una “moderna pratica di rinuncia”: con la rinuncia ci si apre alla “gratuità”, che produce “lode, godimento comune”: “il messaggio del cristianesimo è vivere insieme lodando il fatto che siamo dove siamo, e siamo quello che siamo, e il pentimento e il perdono sono parte di ciò che celebriamo dossologicamente”. Chiudono il volume una cronologia della vita e delle opere di Illich e una postfazione utilissima del curatore Fabio Milana.