Recensioni / Oggetti di uno sguardo non estetico bensì strategico

Gli scritti di Foucault dedicati alla letteratura, quasi tutti degli anni Sessanta, godono oggi di minore attenzione rispetto al resto della sua opera. Un libro di Miriam lacomini appena uscito per Quodlibet, «Le parole e le immagini» (pp. 286, euro 24), li riconduce in primo piano mettendoli in parallelo con le pagine di Foucault sulla pittura: su Bosch, Goya e Van Gogh in «Storia della follia», su Velazquez in «Le parole e le cose», su Manet in una conferenza pronunciata a Tunisi e su Magritte nel saggio «Questa non è una pipa». L'arte, in Foucault, è oggetto non di uno sguardo estetico, ma strategico. L'immagine pittorica in particolare, scrive lacomini, si rivela per lui capace di far emergere alla visibilità le coordinate ontologiche di un'epoca. Per forza esplicativa può essere ricondotta a quel «rapporto sagittale con la propria attualità» che Foucault riferiva a Kant, alla novità di un testo - «Che cos'è Illuminismo?» - nel quale in gioco era appunto una domanda su «ciò che sta succedendo adesso». Non solo la pittura, ma anche le immagini su cui Foucault lavora per mettere in risalto la discontinuità dei processi storici - la cura settecentesca per l'isteria all'inizio di «Nascita della clinica», il supplizio di Damiens con cui si apre «Sorvegliare e punire» - hanno quell'evidenza «sagittale» che mostra gli strati archeologici su cui è edificato il nostro presente. L'analisi del «calligramma» di Magritte è utilizzata da lacomini come passaggio per giungere dalla pittura agli scritti di Foucault sulla letteratura, visti come un impulso che alimenta, e in parte orienta, la sua metodologia di lavoro. La relazione fra gli studi letterari e a fase estrema della filosofia di Foucault è stata già più volte sottolineata, ma lacomini ne effettua una ricognizione ad ampio raggio facendone risaltare l'irruzione anche in pagine trascurate dei suoi testi maggiori. La funzione di sostegno che garantivano all'elaborazione teorica impedisce forse ai suoi studi su pittura e letteratura di aprire linee di ricerca oggi ulteriormente percorribili. Ma proprio perché compongono l'idioma di Foucault mostrano di essere indizi molto fecondi per una genealogia del suo pensiero.