Recensioni / Balzac con la matita per il popolo minuto

II signore che è arrivato troppo presto all'invito a pranzo, quello che ha sbagliato treno e non se n'è ancora accorto, il poeta che ha appena scoperto che a pagina 27 del suo nuovo libro di versi è stato stampato VIRTÙ anziché VIRTUDE, il sottile umorista che si sente alfine compreso ignorando che i suoi pantaloni non sono abbottonati, fino all'inutile sorriso dei tagliati fuori dal lampo di magnesio, sono la dolente umanità che il segno di Beppo: Giuseppe Novello (Codogno, 1897-1988), indagherà per oltre mezzo secolo.
Pittore, caricaturista e illustratore, contestualmente alla laurea in Giurisprudenza fortemente voluta dal padre, verrà avviato alla pittura dallo zio, il paesaggista Giorgio Belloni e frequenterà l'Accademia di Brera sotto la guida di Ambrogio Alciati. Nel 1924 otterrà il primo riconoscimento, il Premio Fumagalli, con il dipinto Salotto della nonna, che anticipa e circoscrive la prediletta area di indagine intimista destinata, in seguito, a venire sviluppata e approfondita in opere dagli eloquenti titoli di Vecchia camera, Interno, Salotto buono.
Presente alla Permanente milanese, alle Biennali veneziane, alle Quadriennal i romane, ha allestito personali nelle gallerie Gian Ferrari, Gussoni, Sant'Ambrogio e a Campione d'Italia.
Ma per più generazioni di italiani, Giuseppe Novello sarà soprattutto il sommesso quanto autorevole aedo di una borghesia piccola piccola della quale registrerà il quaresimale tripudio di vezzi e vizi, in un originale connubio di didascalie - subito entrate nel lessico nazionale - e di disegni ariosi e puntigliose insieme, che pur non lasciando nulla alla fantasia, sottolineano solo l'essenziale e per i quali, oltre ai nomi degli amatissimi Amero Cagnoni e Aldo Mazza, che impartivano periodiche "lezioni di verità" dalle pagine del «Guerin Meschino », si può opportunamente citare anche quello del famoso caricaturista britannico Henry M. Bateman.
Eroe timido e impacciato dall'aria eternamente smarrita dipinta sul viso appuntito, Giuseppe Novello, si autoritrae, con occhio lucido fino alla spietatezza e partecipe fino alla complicità, nell'inesauribile saga delle grandi viltà e delle piccole virtù della borghesia italiana del Novecento. Balzac lombardo di una commedia umana che registra l'impercettibile oscillazione di destini che si consumano nel dolente décor di salotti umbertini, di scompartimenti di terza classe odi pensioncine familiari, la sua satira è indissolubilmente legata a famose raccolte continuamente ristampate.
Il signore di buona famiglia, 1934; Che cosa dirà la gente?, 1938; Dunque dicevamo, 1950; Sempre più difficile, 1957; Resti fra noí, 1967, raccoglieranno quelle "stupidate", come soleva chiamarle, pubblicate in oltre cinquant'anni di collaborazione ai periodici «L'Alpino», «Il Giovedì». «L'illustrazione italiana », «Il Secolo XX», «La Gazzetta del Popolo», «La Lettura» e «La Stampa». Pubblicazioni che si collocano fra due tragiche esperienze belliche documentate in La guerra è bella ma è scomoda del 1929, cronaca irresistibilmente umoristica e toccante della sua vicenda di alpino durante la prima guerra mondiale e Steppa e Gabbia del 1957 che, dopo la tragica ritirata dal Don, testimonia la prigionia in qualità di Internato Militare Italiano nei lager polacchi e tedeschi di Benjaminowo, Sandbostel e Wietzendorf dal1943 al 1945, a proposito della quale lo stesso Novello rileva con fiera pacatezza come «sarebbe bastata una piccola firma di adesione sotto un noto foglietto, un compromesso con quello che ci suggeriva la coscienza, perché filo spinato, lontananza dai nostri cari e duro digiuno cessassero».
Presente nel circolo degli artisti e degli scrittori che, nella Milano degli ultimi anni Venti, ruotava attorno al Premio Bagutta, nello stesso periodo si avvicinerà alla Scuola di Burano come testimoniano luminosi paesaggi lagunari.
Dal sodalizio con Paolo Monelli con il reportage sulla terza pagina della «Gazzetta del Popolo» nascerà il volume Il ghiottone errante nel 1935, mentre da quello con Orio Vergani, le illustrazioni per Basso profondo nel 1939; presentato da Nino Rota nel 1978 pubblicherà ancora Coda al loggione in occasione delle celebrazioni dei 200 anni della Scala. Nell'ultimo ventennio Novello abbandonerà quasi completamente la satira per dedicarsi esclusivamente alla pittura ma, a novant'anni, nell'estate del 1987, sente nuovamente l'esigenza di affidare la sua vena caustica, condita da un pizzico di "cattiveria" in più, alle pagine dell'ultima, spiritosa raccolta Cartoline-lametta.
Fra le tante iniziative per celebrarlo, ricordiamo almeno la Medaglia d'oro del Comune di Milano nel 1984, il «Premio Novello» istituito dalla città di Cologno dal 2001 e le mostre antologiche per il centenario.
Alla maceratese Quodlibet Compagnia Extra che, seppure appena ridotte, fa nuovamente circolare le indimenticabili vignette de Il signore dí buona famiglia, l'augurio di estendere la meritoria iniziativa all'intera opera dell'artista.