Recensioni / Posta e risposta di Francesco Merlo. Berlusconi, superlativi contundenti. La satira di Novello e quella di oggi

Caro Merlo, quanto è cambiata la satira italiana dai tempi di Giuseppe Novello, quello del Signore di buona famiglia (1934) e Che cosa dirà la gente? (1937), sino ai nostri vignettisti che infieriscono sui morti, sul sesso, sulla religione e offendono sino al vilipendio.
Pierluigi Rossi La Spezia

La satira è un momento della libertà di espressione. E Giuseppe Novello, che leggero ed evasivo irrideva i "tipi" italiani, riusciva a far satira persino negli anni della censura fascista, anche se raramente superava i limiti del vorrei ma non posso. Eppure, nei tratti del disegno e nell'ironia, ci sono in nuce tutti i vignettisti di oggi, anche quelli esagerati. Perciò Quodlibet ha fatto molto bene a ripubblicare il suo primo libro. Il punto di partenza è che la satira mina il potere, sempre. E con l'arguzia Novello ci provava anche nel 1934. Ma ci sono molti di fare satira e di ridere. C'è la satira terapeutica, che aiuta a capire, "anche Dio e anche la morte" diceva Umberto Eco. C'è pure la satira che non fa ridere. C'è quella eccessiva che può offenderti: ti risenti per la caricatura che ti fanno, e tutto finisce lì. Se poi ti ritieni diffamato, ci sono i tribunali. Ma va garantita anche la libertà di vilipendio.