Recensioni / Tutti i rami dell’inquisizione

L’apertura agli studiosi dell'archivio di quello che fu il Sant'Ufficio dell'Inquisizione romana, decretata da Giovanni Paolo Il nel 1999 in vista dell'anno giubilare, ha segnato una svolta negli studi sulla vita religiosa italiana e sulla storia della Chiesa in età moderna. Da lungo tempo sollecitata dagli storici e infranta solo da qualche sporadico favoritismo, la disponibilità di nuove fonti, talora importantissime, è stata un elemento essenziale di quello che è stato definito come l'Inquisitorial turn nella ricostruzione di una fase storica decisiva per la storia della Chiesa e dell'Italia.
La lunga stagione che, reagendo - sia pure con ritardo - alla profonda crisi in cui era caduta l'istituzione ecclesiastica in età rinascimentale, ha infatti finito con il perdere i connotati prevalenti di una Riforma cattolica imperniata sulla normativa del concilio tridentino che gli erano stati attribuiti (e non di rado lo sono ancora, specie negli studi anglosassoni), per assumere invece quelli di un centralismo curiale dominato dal Sant'U fficio, preoccupato di controllare l'ortodossia dottrinale di chierici e laici ben più che la moralità, la preparazione culturale, l'impegno pastorale del clero. Già attiva in varie forme nel Medioevo e separata dall'Inquisizione spagnola (organo dello Stato e non della Chiesa), la Congregazione dell'Inquisizione fu formalmente istituita nel 1542, la prima delle congregazioni cardinalizie, presieduta in prima persona dal papa e destinata a durare sino ad oggi come Congregazione perla dottrina della fede. A lungo canale privilegiato per la promozione delle carriere ecclesiastiche, essa ebbe un ruolo cruciale nel plasmare la struttura, l'azione, l'identità dell'istituzione ecclesiastica tra Cinque e Novecento.
In realtà, quegli archivi erano stati gravemente depauperati dalla distruzione di migliaia di fascicoli processuali ordinata da Roma quando si trattò di recuperare l'enorme quantità di documenti vaticani che Napoleone aveva fatto trasferire a Parigi: una perdita grave e irrimediabile, mentre si è conservato integralmente l'archivio di un'altra congregazione, strettamente collegata e anzi subalterna al Sant'Ufficio, quella preposta al controllo della stampa e dei libri proibiti, alla formulazione dell'Indice, all'espurgazione dei testi, soprattutto letterari, a cominciare da Petrarca e Boccaccio. Ne sono scaturiti molti e importanti studi sulla censura ecclesiastica, primi fra tutti quelli sulla proibizione della lettura della sacra Scrittura in volgare, che molto dice sullo spirito della Controriforma: «E dalla Bibbia che nascono le eresie», tuonava all'inizio del Seicento papa Paolo V, vicario di Cristo in terra, con buona pace della fede cristiana.
Quanto all'Inquisizione, nonostante quelle irrimediabili perdite, non si contano le ricerche di vario tipo che sono apparse nell'ultimo quarto di secolo sui temi che ad essa si ricollegano grazie alla possibilità di approfittare della nuova documentazione resa accessibile in Vaticano: eresie e dissenso religioso, anzitutto, ma anche magia, stregoneria, superstizioni, scienza, filosofia, letteratura, devozioni sospette, reati sessuali e comportamenti anomici in generale.
A fianco e in collaborazione con la pratica sacramentale della confessione (che si occupava dei peccati nel foro interno), l'Inquisizione (che si occupava dei reati nel foro esterno) diede vita a un'efficiente macchina di Tribunali della coscienza, per usare il titolo di un altro libro di Adriano Prosperi diventato ormai un classico (I ed. Einaudi 1996). Nel volume Inquisizioni, fresco di stampa, lo stesso autorevole studioso ha raccolto 28 saggi, apparsi in vari momenti e varie sedi, che spaziano dal Sant'Ufficio romano alle Inquisizioni periferiche, fino al Portogallo settecentesco, dalle streghe agli ebrei, dalle conseguenze della censura al sacramento della penitenza, da sant'Ignazio alle origini dell'Accademia dei Lincei, dalla miscredenza alla simulazione, da Galileo alla trattatistica.
Il corposo volume offre quindi un vero e proprio arsenale di studi, ricco di risultati importanti così come di preziosi stimoli a nuove ricerche, nel quale è dato intravedere anche un lungo percorso storiografico. Esso si affianca a un'altra raccolta di saggi dello stesso autore, pubblicata sempre da Quodlibet nel 2021 con il titolo di Eresie, che affronta problemi analoghi e spesso correlati a quelli raccolti in questo volume, ma nella prospettiva rovesciata dei perseguitati anziché dei persecutori.
Si tratta dunque nell'uno e nell'altro di scritti sparsi e diversi, che paradossalmente le introduzioni presentano in entrambi i casi in una sorta di prospettiva rovesciata rispetto ai contenuti dei volumi. Il primo si apriva infatti con un saggio su La religione italiana e il mondo, che delinea la storia di un Paese non solo in larghissima maggioranza cattolico ma anche fortemente influenzato dalla presenza centrale nella penisola della Roma papale, cosa che secondo Machiavelli aveva reso gli italiani «sanza religione e cattivi». Solo marginalmente quindi vi si parlava di eresie, E anche il secondo si apre con un saggio che non affronta il problema generale delle Inquisizioni ma risale invece Alle origini della "coscienza", in cui Prosperi muove dalla considerazione che fu nell'ambito del primo cristianesimo che prese forma il concetto di coscienza, come luogo in cui il credente «si interroga su di sé e si sottopone a un giudice infallibile», in cui individua «il fondamento interiore della verità», e trova conforto sacramentale nella confessione, cui gli inquisitori vollero attribuire il significato di vere e proprie deposizioni in foro esterno, utilizzabili quindi in sede processuale.