Recensioni / Sacro Contemporaneo

Di sicuro interesse il numero dedicato al Sacro Contemporaneo che Rassegna, la pubblicazione quadrimestrale del Dipartimento di Ingegneria civile, Edile e Ambientale dell’Università La Sapienza ha recentemente posto sotto i riflettori. Ad iniziare dal denso editoriale, a cura di Maria Argenti e Maura Percoco: la misura del sacro nella smisuratezza contemporanea. Ragiona sul fondamento materialista dell’era digitale che ha relegato la questione a mera convenzione sociale, dove anche l’architettura sembra aver perduto la sua vocazione ed il tradizionale percorso. Eppure esiste un forte bisogno di sacro che riappare contraddistinto dall’indicibile, da ciò che non si riesce ad esprimere, e sollecita con forza la realizzazione di luoghi, non solo religiosi, capaci di rendere concreta tale necessità. L’obiettivo del numero è proprio quello di chiedersi quale sia la funzione del progetto e come questo riesca ad interpretare quelle esigenze. Tra i numerosi interventi si segnala quello di Alvaro Siza, illustrato dai suoi magnifici disegni sulla passione di Cristo, segnati dalla sofferenza fino a giungere a pronunciare sulla Croce le parole: Padre, perché mi hai abbandonato. Testimoniano la fragilità della sua natura umana. L’autore della chiesa di Santa Maria de Marco de Chanaveses, della fine degli anni ’90, una immagine austera che insegue i principi dell’astrazione e della purezza e, più di recente, di quella chiamata Anastasis (Resurrezione in greco), costruita alle porte di Rennes, nel dialogo con José Tolentino Mendonça, segnala alcune questioni sulle quali vale la pena riflettere. Si inizia dal fatto che il concetto di sacro è più universale e completo e che “anche chi si definisce agnostico ha una sua spiritualità. La spiritualità è la vita dello spirito e lo spirito non necessariamente è religioso”. Ci rammenta inoltre che ancora oggi le religioni sono anche causa di molte guerre. João Norton de Matos, docente di estetica e di teologia nell’Università Cattolica del Portogallo e studioso della crisi dell’arte sacra, interviene citando Louis Khan sulla dimensione ineffabile dell’architettura ricordandoci che un buon edificio deve iniziare con l’incommensurabile, nella fase progettuale passare attraverso strumenti misurabili per divenire alla fine ancora incommensurabile. Quanti sono i progettisti che lo rammentano? Ritiene che tutti gli architetti siano filosofi e riconosce nell’architettura l’essere il luogo della rivelazione del sacro quotidiano che resiste alla alienazione definita da Heidegger “oblio dell’essere”. Tra i suoi riferimenti troviamo la suggestiva Capela CREU-IL di Nuno Valentim e Frederico Eça e la Chiesa di Santo António a Portalegre di João Luís Carrilho da Graça. Qui la presenza della roccia si congiunge con il realismo del progetto che reinterpreta il simbolo religioso. Federica Morgia, a proposito della chiesa di San Giacomo Apostolo a Ferrara, richiama il testo di Simone Weil La persona e il sacro, sulla sacralità sociale. La nota filosofa, mistica e scrittrice francese sostiene che il sacro è insito in ogni essere umano e coincide con il bene. L’autrice, illustrando la chiesa di Benedetta Tagliabue EMBT, annota come sia concepita come una mongolfiera che, svuotandosi dell’aria calda, si adagia sul terreno generando una superficie morbida e ondulata, trasformata in un cristallo grazie alla copertura in rame. Il liturgista cattolico Joaquim Félix de Carvalho ci prende per mano per guidarci, in un rito processionale, nella visita alle cappelle di Braga. Qui la luce svolge un ruolo di grande rilevanza. A proposito del sacro va ricordata la sacralità dei memorial, argomento affrontato da Sabina Tanović studiosa dei siti commemorativi contemporanei che individuano nel ricordo il valore del tempo e, trascendendolo, attribuiscono senso al tempo passato e a quello presente. Non a caso cita Andrey Tarkovsky che afferma: La memoria è un concetto spirituale. Lidia Decandia in contrambienti del sublime ci parla dei tasselli di buio e silenzio presenti nel territorio dell’Alta Gallura dove sono i vuoti e non i pieni dei nuclei costruiti a delineare gli aspetti salienti del contesto e proprio qui si può comprendere come l’uomo abbia costruito miti e cosmogonie per attribuire significato all’apparire degli astri nascenti.