Recensioni / Tessuti e rammendi, «contenitori dello spirito»

Isabella Ducrot, artista visiva di notorietà internazionale e autrice di saggi e novelle, è una donna alta e sottile che veste, con elegante noncuranza e rara grazia, luminosi abiti orientali di seta. Proprio come faceva Lisbet Holmes, una grande antiquaria londinese di tessuti antichi che a lungo ha intrecciato la sua vicenda di procacciatrice di reperti tessili per i più importanti musei mondiali con quella dell’artista napoletana.
Dopo decenni di raccolta in giro per il pianeta, la collezione di stoffe di Isabella Ducrot – fonte per lei di inesauribile ispirazione artistica – diventa un libro immersivo, che richiede attenzione e infonde nel lettore pace, invitandolo a una serena meditazione. Stoffe, questo il titolo del tomo di oltre 500 pagine, pubblicato per i tipi di Quodlibet dopo numerosi anni di cura editoriale (pp. 580, euro 80), presenta la forma e il concetto di un libro d’artista, inteso come progetto unitario nato in toto dal pensiero di un artista, pur se vi sono ospitati interventi di altri autori, come un denso brano poetico di Patrizia Cavalli, Tessere è umano (del 2008). Copertina rossa telata, grafica di sobrietà classica, sin dalle prime pagine si apprezza il saggio dell’autrice.
Scritto con una prosa evocativa, Ducrot vi racconta il mito fondativo dei tessuti, già oggetto del suo libro La matassa primordiale, e la storia della sua singolare collezione tessile, in cui sono presenti stoffe da tutto il mondo, particolarmente dal lontanissimo Oriente. Colpisce la figura del poeta e mercante di tessuti di Delhi Chhote Bharany, solito benedire Ducrot nel consegnarle i pregiati manufatti venduti, di cui ammetteva di non sapere il Quando, il Dove e il Perché della realizzazione. Nelle pagine seguenti, il volume svolge davanti al lettore un tappeto visuale di oltre 250 tra tessuti e manufatti tessili, affiancati da precise didascalie frutto di una catalogazione attenta di Giulia Putaturo, restauratrice. Le foto di Claire du Virieu sono intense, cromaticamente forti e caratterizzate dalla presenza di ombre e rilievi; i tessuti, spesso ripresi piegati come sono correttamente custoditi, presentano fili fuoriuscenti, una toppa, un rammendo, a indicare la profonda autenticità di questi oggetti, portatori di umana verità, ma anche di intrinseca spiritualità: per Ducrot sono «contenitori di spirito».
Trama e ordito, infatti, riportano sul telaio, nella loro ritmica dinamica, una struttura del pensiero umano plurimillenaria e universale, che negli interstizi tra l’una e l’altro – teso e dritto l’ordito, morbida e avvolgente la trama – reca con sé un soffio, un alito, tracce di anima. In Stoffe, su tutti gli artefatti presentati trionfa e commuove la Preghiera in blu, una sei-settecentesca sciarpa tibetana tessuta in seta che reca al centro il testo di una preghiera: il telaio ingloba le speranze e le invocazioni e le intreccia nei fili color indaco di serica lucentezza. Il soffio divino penetra e illumina questo oggetto quasi senza peso, aereo, sospeso tra le vite degli uomini e la divinità. Bella la veste grafica del libro, ariosa e raffinata: a sinistra le pagine pari recano le didascalie, mentre a destra ogni volta si ammira un solo tessuto o un oggetto, così il lettore riposa lo sguardo nel bianco della pagina, prima dei lampi cromatici dei tessuti, prima della loro forza segnica e materica.
In Stoffe la cultura materiale si fa patrimonio immateriale, e valida testimonianza di lontane culture spirituali. È il racconto di una vita d’arte e di viaggi alla scoperta della storia dell’uomo, con la volontà anche di un’«avida appropriazione gioiosa», come l’autrice dice di se stessa. Inizialmente concepito come un catalogo, Stoffe è poi divenuto un libro d’artista, secondo la folgorante definizione di Germano Celant, Book as artwork.
Dalla prima pagina alla fine, il volume è – nella scelta estetica e artistica dell’autrice – un racconto corale della capacità umana di elevarsi anche attraverso il lavoro manuale e artigianale, in compagini sociali un tempo coese e integre, cui portare rispetto. Dal Tibet all’India al Sudamerica, i tanti e tanti viaggi di Isabella Ducrot ci regalano un libro di grande fascino, per una collezione di stoffe in cui echeggia il battere dei telai e il soffio dei venti di alta quota.