Recensioni / Il roseto d’inverno protagonista degli scatti di Andrea Pertoldeo

Un roseto senza rose in inverno. La neve che fa da figura e da sfondo. E l'occhio di un artista che fotografa lo spazio e ci invita a pensare.
Domani alle 18 a Villa Manin di Passariano sarà inaugurata la mostra fotografica "Il roseto. Esercizi sui piccoli luoghi", di Andrea Pertoldeo, organizzata da Erpac e visibile fino al 1 7 settembre.
Trenta scatti per una potente e vibrante microstoria che ci invitano a entrare dentro l'esercizio dello sguardo. «Sin dal suo apparire nei primi decenni dell'Ottocento  scrive Antonello Frongia nell'interessante testo che accompagna il lavoro di Pertoldeo dentro il libro edito da Quodlibet e che fa da prodromo a questa mostra  il fotografo ci ha insegnato a considerare, o a ripensare, il problema della distanza». E poco più in là: «Neve e ghiaccio formano un manto continuo sul declivio dolce del terreno. L'occhio vaga sui bianchi screziati dai toni azzurri, soffermandosi con più sicurezza nelle isole di colore in cui l'erba riemerge dal disgelo». «Che cosa devo osservare? » si chiede Frongia, lui che è sensibile all'impercettibile, e conoscitore della memoria che al gesto dello sguardo si accompagna, quale docente di storia della fotografia a Roma Tre.
L'origine di questo lavoro è l'attrazione di Pertoldeo verso un "piccolo luogo": un roseto senza rose di una casa privata in montagna, con bacche e arbusti e rami che si protendono nell'aria limpida di un tardo inverno a San Martino di Castrozza. Un avvistamento per l'anima, illuminato dalla luce del giorno. Nasce così l'esercizio sul guardare e sul tema dell'attenzione: una meditazione sulla gravitas della fotografia, dentro la lieve esi- stenza dei piccoli luoghi. È un invito a fermarsi e a prendere confidenza con la for- ma delle cose. È la neve infatti, come ci dice Frongia, "a sbalzare i color bruniti dei rami", ad esaltare l'arancio dei frutti.
Raffinato lavoro questo di Pertoldeo che ci educa anche a riflettere sul potere dei luoghi, e sul moto delle trasformazioni del paesaggio, dentro l'urlo della contemporaneità, che qui pare lontano. La mancanza delle rose porta il decoro altrove, e sgretola il concetto di verità.
Andrea Pertoldeo ha pubblicato, tra gli altri, Tagliamento (2002), A una certa distanza (2006) e Blue Dust (2017), un'indagine sul deserto antropizzato del Bahrain, visto attraverso la condizione umana dei lavoratori. Ultimamente ha collaborato ai progetti Red Desert Now! L'eredità di Antonioni nella fotografia italiana contemporanea (Linea di Confine, 2017), The Canada Pavilion at the Venice Biennale (National Gallery of Canada, 2019), Laguna futuri (Iuav, 2021) e Jobs. Forme e spazi del lavoro. Un'indagine interdisciplinare in Emilia centrale (Linea di Confine-Quodlibet, 2022).
E docente di fotografia all'Università Iuav di Venezia, dove nel 2015 ha fondato, con Stefano Graziani, il Master Iuav in Photography. Nel 2018 ha curato la sezione fotografia ad Arte Fiera Bologna, diretta da AngelaVettese.