Recensioni / Recensioni. Giovanni Pozzi, La rosa in mano al professore

Durante il lavoro per l'eccezionale edizione critica dell'Adone, Giovanni Pozzi, frate dell'ordine dei minori cappuccini, professore di letteratura italiana a Friburgo, dove fu allievo di Gianfranco Contini, e autore di saggi straordinari in grado di analizzare compiutamente il rapporto tra parola e immagine, tra poesia e figura, inizia a interessarsi all'immagine della rosa in letteratura. Pubblicato prima delle opere del saggista maturo, La rosa in mano al professore (che prende il nome dall'immagine con cui Giacomo Debenedetti descrisse Francesco De Sanctis, che «trasfigurò — scrive Pozzi — il suo verbo civile e morale e la rosa alla fragile grazia d'una poesia poetica di fatua poeticita ») lascia però intravedere quelle che saranno le direttrici dello sguardo critico di Pozzi che qui allestisce un corpus di testi attraverso i quali rintracciare il topos della rosa e valutare i suoi significati e le sue mutazioni nel tempo, tra Marino e Poliziano, muovendo dalle considerazioni che abitano le fonti classiche. Si scorge tra queste pagine affascinanti e dottissime cosa possa significare lo studio di uno stereotipo, ma anche come una singola immagine possa spalancare itinerari interpretativi che rivelano sensi e umori di un mondo intero, come quello dove «il fiore, colto negli orti medicei sul mattino dell'idillio umanistico, si sfece negli ardori del tramonto barocco».