Recensioni / Libri

erona, 1822. A pochi mesi di diV stanza dalla morte di Napoleone, si ritrovano a congresso tutti i rappresentanti di quella Santa alleanza che ha visto unirsi, pur di sconfiggere definitivamente il Bonaparte, inglesi e prussiani, austriaci e Borboni. Nella città scaligera imperversano per tre mesi imperatori, re e zar, ovviamente, ma anche consiglieri e uomini politici, a partire da quel principe di Metternich, architetto della Restaurazione e d'ora in avanti punto di riferimento imprescindibile per i conservatori di tutte le latitudini. Il clima ovviamente è trionfale, tutti festeggiano la dipartita di quel tremendo spauracchio di Napoleone, si preparano colloqui riservati e si imbastiscono trame, c'è da ridisegnare la mappa d'Europa e ripristinare lo status quo ante. Ma il congresso di Verona è anche l'occasione per concerti, balli e grandi eventi da far stropicciare gli occhi al popolo. Nel poderoso seguito che attornia ciascuna di queste personalità vi sono però due intrusi, Mauro Bickinkommer e Andrea Suardi, i quali sotto le mentite spoglie del servitore di Metternich e del pittore dello zar Alessandro I, sono nientemeno che due spie. L'organizzazione a cui fanno riferimento ha un titolo fulminante, "la Libia d'oro", ma con il paese nordafricano non c'entra nulla o quasi, perché i due cospirano per riportare in vita l'impero napoleonico e per unificare l'Italia sotto un re italiano. Sono dunque dei patrioti ante litteram, perché il Risorgimento vero e proprio deve ancora iniziare, almeno nella sua fase più risolutiva. Spie incaricate di raccogliere più informazioni possibile per "preparare il terreno alle istituzioni liberali, controminare il nuovo ordine di cose che violentemente era sorto dopo la caduta di Napoleone". Finiti sotto la lente della polizia austriaca si ritrovano a loro volta a essere spiati in ogni loro movimento, dando il via a una serie di intrighi. Inizia da questo spunto la trama tambureggiante di un romanzo tutto da riscoprire, pieno di sorprese, godibile e allo stesso tempo istruttivo, pieno di retroscena sulle vite private di quei giganti stampati sui manuali di storia. Da Verona ci si sposta poi a Vienna, nella magnifica corte degli Asburgo, e poi a San Pietroburgo, in quella zarista. Giuseppe Rovani prende i due protagonisti della vicenda, Mauro e Andrea, dal suo libro più famoso, Cent'anni, facendo de La Libia d'oro quello che oggi si potrebbe chiamare a tutti gli effetti uno spin-off. Pubblicato a puntate nel 1865, potrebbe essere l'occasione giusta per i nostri produttori televisivi per costruire una serie piena di azione, di principesse annoiate e sussurratori impenitenti, insomma, di sano respiro internazionale, come chiedono i network d'oggi e come probabilmente era la generazione di patrioti-scrittori a cui apparteneva Rovani.