Recensioni / L'artista eccentrico e innovatore dei «mari firmati»

L'artista Luca Maria Patella, noto a livello internazionale per la sua capacità di spaziare sperimentando tra i media, dalla fotografia al linguaggio filmico, dalla scultura alla poesia visiva, fino alla performance, è morto a Roma a 85 amni. Dalla fine degli anni '50 Patella ha attraversato da protagonista i decenni seguenti e i vari movimenti che li hanno segnati, dando alla luce forme e immagini anticipatrici entrate nell'immaginario collettivo, dai «mari e cieli firmati» alle «terre animate», dai «muri e alberi parlanti» alle varie sperimentazioni fotografiche e cinematografiche, dagli «ambienti proiettivi animati» ai vasi fisiognomici e molto altro. La sua formazione è stata, sia artistica (con suo padre Luigi e con Stanley William Hayter a Parigi) che scientifica. Patella ha promosso, quindi, con originalità un complesso confronto arte-scienza, quello che ha denominato «Arte e Non arte». Patella è stato uno dei primi ad affrontare, strutturalmente e sperimentalmente, questo campo di ricerca nelle arti visive con produzioni e invenzioni e ideando originali sistemi di ripresa quali la «proiezione sferica non anamorfica» o le «dissolvenze variabili», nonché «ambienti sonori interattivi» come i «muri parlanti» e gli «alberi parlanti» . Elio Grazioli nel suo libro Luca Maria Patella disvelato (Quodlibet Studio, 2020) ha scritto: «Luca Maria Patella sfugge da sempre a ogni definizione».