Recensioni / Morto Luca Maria Patella, artista singolare e inesauribile

È morto all’età di 89 anni Luca Maria Patella, nato a Roma nel 1934, uno dei più significativi artisti italiani. Elio Grazioli nel 2020, nel suo libro Luca Maria Patella disvelato edito da Quodlibet Studio, ha ben evidenziato come Patella sia sfuggito da sempre a ogni definizione: “per descriverne l’opera sono state spesso impiegate etichette come «sperimentale» o «interdisciplinare», a indicare il ricorso a tecniche inconsuete (tutte drasticamente reinventate), l’impiego simultaneo di più strumenti e linguaggi, l’intreccio di sapere tecnico-scientifico e scienze umane. Ma queste approssimazioni critiche rivelano spesso più imbarazzo che comprensione”.

Chi è stato Luca Maria Patella

Ha compiuto studi classici, artistici (anche con S.W. Hayter a Parigi), scientifici (con E. Riesz a Montevideo) e psicologici (con E. Bernhard). Artista ricercatore, utilizza e sperimenta vari mezzi espressivi (fotografia, cinema, grafica, azione, ambiente, testi scritti, installazioni sonore, ecc.). Nel campo del cinema aderisce alla Cooperativa del Cinema Indipendente nel ’67 e, in quello stesso periodo, realizza alcuni cortometraggi per la Corona cinematografica. In seguito – insieme alla moglie Rosa Foschi – Patella insegna media (fotografia, cinema) e realizza film d’animazione. Ha pubblicato numerosi libri e realizzato installazioni multimediali, brevettando anche particolari dispositivi per la comunicazione audiovisiva, come, ad esempio, sistemi di dissolvenza per la proiezione di diapositive. Tra i suoi film si rocordano: Ritratto tecnico naturalista (1964), Tre e basta (1965), Fanimesto-manifesto, oggettivo-razionale, soggettivo-irrazionale (1965-66), Chi mi pettina? (1967), Terra Animata (1967), Piove! (1967, realizzato per “Ambiente proiettivo animato”), Intorno fuori (1967), SKMP2 (1968), Vedo, Vado! (1969), Sram & Cram (1974). SKMP2 (1968) è stato il capolavoro di tutta un’attività filmica di Patella che oggi verrebbe situata nella docu-finzione, documentazione pensata ed elaborata come opera autonoma (il titolo è acronimo di Sargentini, Kounellis, Mattiacci, Pascali, Patella).
Numerosi i suoi videotape e le sue videoinstallazioni, in cui il medium elettronico interviene parzialmente a circuito chiuso o in situazioni ambientali e interattive: Preghiere marziane (1970), Pianta parlante con Luca (1971), Arte della conoscenza dialettica (1974), Grammatica dissolvente-Gazzùff! Avventure & cultura (1974-75), Luca Patella e il test Lüscher dei colori (1974), Porci in alto non è il caso (1977).

Le ultime mostre di Luca Maria Patella

Tra le ultime sue mostre si annoverano Ambienti Protettivi Animati, MACRO, Roma (2015); partecipazione all’esposizione Renverser sesyeux, autour de l’Arte povera 1960-1975, Jeu de Paume, Parigi (2022).
Nel 2021 Fondazione Modena Arti Visive ha dedicato a Patella Fotografia & extra media – utile ti sia!, nella sede espositiva della Palazzina dei Giardini. Curata da Massimo Bignardi la retrospettiva ha offerto una panoramica della lunga carriera dell’artista romano attraverso opere fotografiche e film che evidenziano l’evoluzione continua e incessante dei suoi linguaggi a partire dalle esperienze realizzate a metà degli anni Sessanta, le acqueforti e le tele fotografiche passando per le opere degli anni Settanta e Ottanta, immagini realizzate in autofocus con obiettivo fish-eye, chiamate dall’artista “autofoto”. Il percorso comprendeva anche le sperimentazioni sulla percezione e riproduzione del colore fino alle grandi e rarissime Polaroid degli anni Novanta.
Lo spazio maria calderara di Milano nel novembre dello scorso annoha inaugurato la mostra Luca e Rosa. Opere filmiche di Patella e Foschi (1965-1971+2000), a cura di Bruno di Marino ed Elio Grazioli. Luca Maria Patella e Rosa Foschi (Urbino, 1943), marito e moglie, sono stati legatissimi, artisti entrambi, ispirazione l’uno per l’altro in uno scambio continuo e un intreccio inestricabile di arte e vita. La mostra Luca e Rosa ha voluto rendere loro omaggio attraverso i film realizzati nel periodo iniziale della loro attività, ovvero la seconda metà degli anni ’60. Un periodo questo in cui i due artisti hanno sperimentato con più mezzi espressivi, dalla fotografia alla performance, dall’incisione ai sistemi di multiproiezione con slide, dal film fino al videotape e all’installazione audio, secondo un’estetica fortemente innovativa che, difficilmente situabile all’epoca nelle categorie più consolidate, apriva la strada a una concezione intermediale dell’arte oggi di grande attualità.