Recensioni / Foto, poesie e buddismo le vite di Giulia Niccolai tra l'Emilia e il mondo

Quante vite ha vissuto Giulia Niccolai? Tantissime. Giovanissima, a vent'anni, è stata fotoreporter per quasi un decennio nella Milano di Ugo Mulas e Mario Dondero, compiendo uno dei primi viaggi in Italia alla ricerca dei centri minori, raccolti in sei libri, e andando in America nel 1960 per ritrarre la campagna elettorale di J. F. Kennedy e Nixon. Quindi ha lasciato la macchina fotografica scegliendo quella per scrivere: romanziera da Feltrinelli con l'avvallo di Giorgio Manganelli e poi, dopo la fine del Gruppo 63 e della Neoavanguardia, in piena contestazione, è andata a vivere in una località dell'Appennino parmense, il Mulino di Bazzano. Lì, insieme a Adriano Spatola, poeta, ha dato vita a una delle riviste internazionali di poesia più sperimentali di quegli anni, "Tam Tam", diventando una poetessa visiva, per poi trasformarsi in poetessa tout court. Dal 1970 al 1980 ha fondato con Spatola e tanti altri scrittori italiani e stranieri una casa editrice della "Repubblica dei poeti". Nel 1977 è tornata a vivere a Milano, la città dove era vissuta e aveva studiato prima di spostarsi a Roma e quindi in Emilia. Ha pubblicato un libro lirico, "Harry's Bar e altre poesie 1969-1980", con cui ha segnato una nuova fase della sua poesia ispirata ai giochi di parole e alla tradizione di Lewis Carroll. Autrice bilingue, sua madre era americana, ha cominciato a tradurre per varie case editrici, inventando un nuovo genere di poesie narrative, i frisbee, poesie da lanciare, come nel celebre gioco. In seguito a ictus, che l'ha privata per diverso tempo dell'uso sciolto della parola, ha di nuovo cambiato vita. In quegli anni incontra il buddismo e inizia un cammino che la porta a diventare, in India, monaca buddista, con una parziale rinuncia anche all'attività creativa, ma non a quella di recitare a memoria i propri versi nei festival. La sua morte, a 87 anni, durante una vacanza al mare nel giugno del 2021.
Anche in seguito al ritrovamento di buona parte del suo archivio fotografico, avvenuto poco prima della sua scomparsa, l'interesse in Italia e negli Stati Uniti per la sua opera è via via cresciuto: così esce ora un volume di quasi 500 pagine della collana "Riga" per l'editore Quodlibet che raccoglie una antologia dei suoi testi, dei libri e delle poesie, di un romanzo inedito, e fa il punto su una avventura letteraria e artistica durata sessant'anni. L'opera comprende l'antologia degli scritti a lei dedicati da autori come Giuliani, Manganelli, Graffi, Bartezzaghi, Beniamino Placido, Sebaste e tanti altri; poi interviste, immagini della sua attività di poesia visiva e di fotografa. Insomma una guida per conoscere questa donna così originale, inquieta e supremamente saggia. Tra l'altro proprio a Bologna si è tenuta nel 2022 una mostra delle sue opere visive "Perché lo faccio perché" in occasione di Artefiera. L'Emilia, patria di adozione, è sempre stata per Giulia Niccolai un luogo d'eccellenza verso cui ha manifestato un'affezione particolare, soprattutto verso la comunità dei poeti e artisti modenesi, a partire da Giuliano Della Casa. Il periodo trascorso al Mulino di Bazzano coincide infatti con la fioritura dell'arte visiva in Emilia con Luigi Ghirri, Franco Fontana, Franco Vaccari, Franco Guerzoni, oggi conosciuti anche fuori dai confini italiani. Oggi raccontarla in un libro è anche l'occasione per celebrare un'artista unica e incredibilmente spiritosa, nonché bravissima.