Recensioni / Franco Nasi, Tradurre l’errore. Laboratorio di pensiero critico e creativo

Traduttore, soprattutto di poesia e, in particolare, del poeta inglese Roger McGough e del poeta statunitense Billy Collins; autore di numerosi saggi dedicati alla pratica della traduzione, come riscrittura e reinvenzione – ne sono esempi le monografie Specchi comunicanti (Medusa 2010) e Traduzioni estreme (Quodlibet 2015) – o come espressione della poliedrica interpretabilità della prassi traduttiva inserita in una cornice storica e multidisciplinare precisamente determinata (con Angela Albanese, L’artefice aggiunto. Riflessioni sulla traduzione in Italia 1900-1975, Longo 2015) o, ancora, come personale riflessione, generata dall’assidua e profonda frequentazione di testi e delle culture di appartenenza, quindi dalle sue acquisizioni esperienziali (La malinconia del traduttore, Medusa 2008), infine docente di Traduzione e di Letteratura angloamericana, Franco Nasi incarna compiutamente l’animus dei Translation Studies, aprendo vie nuove verso il superamento dei confini dell’intraducibile.
Con Tradurre l’errore. Laboratorio di pensiero critico e creativo Nasi conferma l’idea della traduzione come «attività non meccanica e asettica, ma piuttosto come un’attività straordinaria, capace di stimolare lo sviluppo di un pensiero critico, rigoroso e creativo ad un tempo, sapientemente collocata in un contesto pedagogico e praticata e condivisa con i propri studenti» per concentrarsi sui «testi inquieti». Questi ultimi sono caratterizzati da errori formali e deviazioni dalla norma linguistica, autentiche sfide all’abilità del traduttore, a sua volta ben consapevole del proprio ruolo di creatore di un senso e, conseguentemente, della portata etica dell’atto traduttivo, tema centrale della lezione di Lawrence Venuti, secondo il quale il rispetto etico si esprime tutto nella capacità, propria della traduzione, «di fare del testo fonte la base per un’etica dell’innovazione della cultura di arrivo». Di qui l’auspicio di un mutamento radicale del metodo didattico della pratica traduttiva, contraddistinto dalla valorizzazione non soltanto degli aspetti linguistici del testo, bensì anche dei tratti culturali, economici, sociali, ecc. e sperimentato in contesti seminariali, interdisciplinari e di natura dialogica. Una feconda risorsa esercitativa è, suggerisce l’Autore, la traduzione dei giochi di parole, «attività pedagogica dall’elevato valore politico», in quanto capace di stimolare il pensiero critico, magari anticonvenzionale, mediante il confronto, appunto, con «testi inquieti», come realizzazione di modi linguistici non standard, che richiedono nella resa in lingua d’arrivo altrettanta creatività, se non, addirittura, altrettanta audacia. E la strategia che rende autenticamente possibile la traduzione è l’adozione di prospettive mentali diverse, il superamento dei propri pregiudizi e dei propri limiti, il disancoraggio dai consueti, e rassicuranti, paradigmi culturali di riferimento. Ne è un esempio la traduzione del testo The Beatles. Yellow submarine (Gallucci 2018), un volume illustrato destinato a un pubblico di età prescolare. Le innumerevoli allusioni intertestuali, l’abbondanza di nomi parlanti, le omofonie e assonanze polisemantiche inducono il traduttore – osserva Franco Nasi – a rinegoziare, ogni volta, una nuova strategia, talvolta optando per la rinuncia alla traduzione; o ascoltando la lettura del testo ad alta voce; o, ancora, avvalendosi dell’aiuto, e quindi attenendosi ai vincoli, della tradizione traduttiva, o, infine e soprattutto, mai distogliendo lo sguardo dall’immagine plurima e mutevole del proprio lettore. Al tema della traduzione collaborativa l’Autore dedica dense pagine, ricche di riflessioni derivate dai numerosi esempi tratti dalla sua lunga esperienza di docente di traduzione. In fecondi contesti laboratoriali la traduzione di sonetti shakespeariani, poesie concrete e picture books diviene un’autentica impresa condivisa e collettiva compiuta con gli strumenti essenziali quanto convenzionalmente declassati a retaggi di una modalità di lavoro obsoleta e scarsamente produttiva: la lentezza, l’esitazione e la creatività.
Il capitolo conclusivo della monografia segna il punto di arrivo del percorso proposto dall’Autore: tradurre l’errore, propulsore e vettore di energia, nonché «forza che spinge ad andare oltre le rotte sicure del previsto e del programmato» che, per esempio, animò e guidò le grandiose imprese letterarie compiute da Lev Tolstoj. L’energia dell’errore è infatti il titolo di un paragrafo contenuto nell’ultimo capitolo del saggio di Franco Nasi e che richiama l’omonimo scritto di Viktor Šklovskij, a sua volta ispirato alla visione tolstojana della scrittura letteraria. Anche qui l’Autore offre al lettore l’esito di una propria esperienza traduttiva, e soprattutto umana, straordinaria, determinata dal confronto con un testo estremo e con un’altrettanto estrema realizzazione linguistica: la traduzione in lingua inglese dei titoli di disegni, oltre che delle relative didascalie o brevi narrazioni, approntati da un gruppo di adolescenti dell’Atelier dell’Errore (un laboratorio di Arti Visive progettato da Luca Santiago Mora per la Neuropsichiatria Infantile). Si tratta di un composito corpus di espressioni creative ispirate ad animali, prodotto da ragazze e ragazzi affetti da patologie neuropsichiatriche o da disturbi dell’apprendimento e caratterizzati da una sconfinata libertà creativa. Il risultato è un’«opera d’arte relazionale» che si identifica in un percorso collettivo contrassegnato da esposizioni incomplete o ellittiche, errori di carattere ortografico o morfologico generatore di originalità linguistica ed estetica.
Anche la sua traduzione in una altra lingua si identifica in un’opera d’arte relazionale collettiva, compiuta dal traduttore, da consulenti e committenti, animati e guidati dalla stessa «energia dell’errore». Il risultato è un volume bilingue intitolato Atlante di Zoologia Profetica / Prophetic Zoological Atlas, a cura di Marco Belpoliti (Corraini, 2016).
Non un manuale di teoria della traduzione, né un quaderno di esercitazioni, Tradurre l’errore si presenta come efficace strumento di riflessione teorico-pratica, ispiratore di originali strategie traduttive di natura esperienziale rielaborate in completa consonanza con l’auspicio di James Stratton Holmes: osservare e poi descrivere i fenomeni traduttivi.