Recensioni / Osservatorio critico della germanistica. Luca Guidetti, Gli elementi dell’esperienza. Studio su Ernst Mach

Ernst Mach continua a essere una figura di non facile decifrazione nel panorama culturale dell’epistemologia e filosofia della scienza tardo ottocentesca e primo novecentesca. Malgrado il ruolo di rilievo che egli ebbe nel dibattito dell’epoca e il modo in cui le sue sperimentazioni e conseguenti considerazioni influirono sul contesto teorico e semantico delle ricerche a lui immediatamente posteriori, il suo nome resta relegato a studi di settore estremamente specializzati e di conseguenza a una letteratura destinata prevalentemente all’ambito della ricerca accademica. Il saggio di Luca Guidetti rientra in effetti in quest’ambito, offrendo una dettagliata disamina di quello che è senza dubbio il tema centrale della riflessione epistemologica di Mach: la questione dell’esperienza, articolata a partire dal tema più specifico degli elementi. Guidetti affronta tale questione con la competenza che contraddistingue i suoi lavori precedenti, accompagnando il lettore in un percorso estremamente ricco di riferimenti al contesto intellettuale di Mach e alle questioni e discussioni che quest’ultimo affrontò concretamente nei propri lavori. L’elevato livello tecnico della trattazione comporta tuttavia che quest’ultima risulti a volte non di facile fruizione, per lo meno non da parte di chi già non disponga della preparazione adeguata per orientarsi nella vasta mole di informazioni che si trova a ricevere. Con questo, non si vuole comunque sminuire il valore del testo, la cui ricchezza tematica è anzi da apprezzare quale segnale di un lavoro estremamente approfondito che rappresenta di certo un contributo rilevante alla letteratura su Mach pubblicata in Italia.
Lo studio di Guidetti si confronta costantemente con l’orizzonte kantiano e postkantiano (o più specificamente neokantiano), ritenendo che la critica dell’esperienza elaborata da Mach debba essere letta in sostituzione alla critica kantiana della ragione (p. 11). La nozione di esperienza viene in effetti vista da Guidetti come il nucleo di riferimento di una «trasformazione del pensiero filosofico e scientifico tra Otto e Novecento» a cui Mach partecipa in maniera determinante (p. 9) soprattutto con due opere: la Meccanica nel suo sviluppo storico-critico<7i> e l’Analisi delle sensazioni (in origine Contributi all’analisi delle sensazioni). Guidetti analizza in maniera approfondita entrambi i testi, evidenziando come nel primo dei due Mach si proponga di realizzare una «configurazione descrittiva delle relazioni tra gli elementi», mentre nel secondo egli rifletta sulla «genesi degli elementi a partire dall’esperienza umana, nelle sue strutture sensibili, fisiologiche e materiali» (p. 107). A questi due temi sono dedicati rispettivamente il primo e il secondo capitolo del volume.
Il testo si apre con alcune considerazioni relative alla critica della meccanica tradizionale operata da Mach e al modo in cui tale critica spingesse verso un nuovo concetto di normatività naturale e di formalismo epistemologico. Conformemente a quanto veniva difeso all’epoca da autori come Pearson e Grassman (cfr. per es. pp. 81 e 115), in Mach si assisterebbe a una ridefinizione semiotica delle sensazioni in cui si rende evidente il valore simbolico dei vari elementi che rientrano nella descrizione del mondo (prima di tutto scientifica, certo, ma comunque in continuità con la prospettiva interpretativa propria del senso comune). Nel contesto teorico delineato dai contributi di matrice kantiana elaborati da Helmholtz, Hertz e Lange, tra gli altri (cfr. pp. 30 ss.), l’esperienza concreta diviene il vero e proprio principio significante della forma normativa. La legge scientifica non ha infatti valore se isolata dai fenomeni che in essa si trovano unificati; essa si rivela essere un semplice «abbozzo schematico» privo di contenuto (p. 42), «un insieme di simboli non interpretati» la cui semantica dipende dal modo in cui le relazioni che essi individuano si presentino in atto (p. 43). Lo stesso dato che viene normato, il fatto che la legge si propone di spiegare o interpretare, non sussiste al di fuori della relazione tra gli eventi, assumendo pertanto «un significato solamente all’interno di un processo di variazione dell’esperienza» (p. 46). Uno degli aspetti piú interessanti, tra i molteplici temi su cui Guidetti sofferma la propria attenzione, risiede a nostro avviso nell’inversione che Mach compie della relazione tradizionale che va dai segni agli oggetti e nel modo in cui egli risolve le ‘cose’ in complessi di sensazioni ontologicamente impermanenti. Per Mach, infatti, non è possibile individuare una vera e propria base oggettuale nel senso tradizionale, ma occorre sostituire quest’ultima con «gli insiemi relazionali e i rispettivi modi d’impiego, il cui significato oggettivo dev’essere valutato volta per volta» (pp. 85-86).
Il primo capitolo si chiude dando per acquisito il fatto che, in Mach, il piano fenomenico acquisisca un senso solamente a partire dalle sensazioni. Per questo motivo, e alquanto correttamente, Guidetti dedica la seconda sezione del testo a una disamina di queste ultime. Il percorso viene svolto a partire da tre scritti pubblicati da Mach tra il 1865 e il 1866 – dedicati rispettivamente al senso temporale dell’orecchio, alla visione spaziale e allo sviluppo della rappresentazione di spazio – in cui vengono delineate le linee generali delle indagini fisiologiche e psicologiche esposte nei Contributi all’analisi delle sensazioni del 1886. In questo secondo capitolo, Guidetti si concentra in particolare sul modo in cui Mach determina in senso operazionale le sensazioni e il loro campo fenomenico. Un tema delicato quanto centrale dell’epistemologia di Mach, che chiama in causa la non facile distinzione tra elementi e sensazioni e, di conseguenza, la metafisica a lui ascrivibile. La letteratura sul tema è in effetti ampia e tradizionalmente divisa tra l’attribuzione a Mach di una posizione fenomenista (o fenomenalista) e l’idea che egli abbia difeso una forma di ‘monismo neutrale’. Si tratta forse dell’unico caso in cui Guidetti prende veramente posizione, rifiutando la seconda possibilità sulla base del fatto che, a suo avviso, in Mach non si trovi l’idea che esista «un unico campo che ‘muta’ i propri caratteri ‘apparenti’ nell’altro campo» (p. 126). Questo discorso conduce all’importante distinzione che Mach compie tra ‘apparenza’ e ‘realità’ e al modo in cui si debba intendere la sua adesione a un certo fenomenalismo. Nel caso di Mach, non si tratta infatti di una metafisica ingenuamente realista che difende il carattere letterale della descrizione sensibile; piuttosto, il ‘fenomenico’ rientra nell’interpretazione del dato sensibile in categorie dell’esperienza che – per così dire – si fanno più o meno reali, ma non sono in se stesse reali né apparenti. In altre parole, il «senso di realtà o irrealità» che attribuiamo alle «cose fisiche» e psichiche dipende esclusivamente dal «processo che le costituisce» e dalla relativa «dinamica del contatto tra il corpo proprio e il mondo» (p. 131). Come non manca di rilevare Guidetti, la stessa demarcazione del «corpo proprio» è oggetto di analisi critica da parte di Mach, non potendo avere confini rigidamente definiti (cfr. per es. p. 142).
Conclude il libro una sezione dedicata alle considerazioni di Mach sulla sensazione di tempo. Si tratta di un tema meno trattato dalla letteratura secondaria, ma non per questo di minore rilievo, data la sua stretta relazione con le questioni psicofisiche di cui Mach si occupa altrimenti. Anche in questo caso, lo studio di Guidetti è molto approfondito e si preoccupa di inserire Mach nel contesto più generale degli studi dell’epoca, chiamando in causa ad esempio la psicologia di William James e il modo in cui costui ridefinisce in termini funzionali il concetto di identità personale (pp. 184 ss.), ma anche le ricerche di Ehrenfels e Metzger relative al tema delle Gestalten spaziali e temporali, tra le altre cose (pp. 203 ss.). L’aspetto principale che Guidetti mette in evidenza riguarda il fatto che Mach respinga «ogni tentativo di intendere la percezione processuale del tempo come la proprietà di qualcosa che possiamo chiamare ‘coscienza’, ‘mente’ o ‘spirito’» (p. 183), riportando anche in questo caso il discorso sul piano delle relazioni dell’esperienza fenomenica. L’esempio del tempo è in effetti particolarmente utile per evidenziare il carattere che Mach attribuisce alle sensazioni e che Guidetti descrive conclusivamente come «le reazioni del nostro corpo agli stimoli fisici e fisiologici del mondo esterno» (p. 213). Con ciò si definisce in maniera estremamente chiara il piano di fondo da cui tali sensazioni emergono e oltre al quale non è dato procedere senza abbandonare i principi di un’analisi rigorosamente critica (in senso machiano). Come detto, per Mach il fenomenico rimanda al fisiologico, nel caso estremo, ma sempre senza che si possa ascrivere a quest’ultimo piano una matrice ontologica indipendente dall’esperienza concreta. Ogni interpretazione o spiegazione del dato rientra infatti nell’ambito dei concetti, rispetto ai quali Mach mantiene sempre una posizione strumentalista. «I concetti» – osserva Guidetti – «sono la coscienza delle reazioni» del nostro corpo agli stimoli del mondo esterno; essi «sorgono dunque dallo stesso ambito preteoretico e vitale delle sensazioni, stabilendo con esse un nesso di continuità che può essere sciolto solo dai bisogni e dagli scopi delle scienze particolari» (p. 213).
Complessivamente, il libro di Guidetti è un’aggiunta estremamente interessante agli studi su Mach, il cui limite risiede però nel fatto di non entrare mai nel merito delle questioni esposte e che meriterebbero di essere in qualche modo discusse, anche solo introduttivamente. L’impressione generale è pertanto che si abbia a che fare con un resoconto – seppur di eccellente livello – che fornisce solo sporadici approfondimenti teoretici delle tesi di Mach. Inoltre, avrebbe sicuramente giovato al testo l’aggiunta di un’introduzione e di una sezione conclusiva in cui il lettore potesse recuperare una visione d’insieme sulle questioni trattate e magari anche la chiave di accesso a una tematica quantomeno complessa.