Recensioni / Il mondo di Beatrice Talamo

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In mezzo a queste due edizioni, ma appena prima della seconda, un libro in cui Beatrice traccia la sua storiografia e la sua teoria. letteraria: Mani anarchiche, mani nostalgiche, manicuore. La sfida d'inizio Novecento fra il corpo integro e le sue parti, Macerata, Quodlibet, 2021. Lo fa sottolineando la "grande trasformazione" antropologica e culturale che muove dal pur decadente impero austroungarico. Due i fenomeni diacronici che investono le vecchie strutture culturali portanti di quel tempo e che si riverbereranno progressivamente nella globalità del nostro mondo fino a stravolgere la concezione dell'uomo e la sua vita: la "scoperta" dell'inconscio freudiano e le scoperte nella fisica post-newtoniana, quella dei quanti di Max Planck, quella trionfante della meccanica quantistica degli anni Venti per arrivare a quella dei John Stewart Bell, Alain Aspect e Roger Penrose. Su questa scia interpretativa, Beatrice legge le perdute attenzioni per l'immagine della compattezza psicofisica dei singoli soggetti umani, tetragoni e ottocenteschi, uomini tutti d'un pezzo. Questi, in quel torno di tempo venivano "scomposti" non secondo i tradizionali criteri anatomici bensì attraverso la funzione empirica, culturale, sociale delle parti dell'uomo che si potevano autonomizzare. A risultare di fondamentale e primaria importanza è la mano che ha sempre una maggiore appariscenza e che ha una costante e immediata valenza utilitaristica. Nel contempo denota una accresciutissima valenza simbolica e semantica. Quindi, «la mano come simbolo di una frattura esistenziale rispetto all'Io più integro dell'Ottocento». Dalla mano l'attenzione passerà ben presto a tutte le altre parti del corpo o funzioni soggettive/oggettive che caratterizzano la personalità degli individui e la loro identità.
Di qui in avanti, la letteratura mondiale sarà frutto di quella de-costruzione a cavallo fra Otto e Novecento, scaturirà da una emergente Weltanschauung che, dopo aver sofferto una intensa politicizzazione, ha preso a de-ideologizzarsi e a contemplare empiricamente una nuova antropologia umana in cui l'immagine dell'uomo è in costante elaborazione, essendo morta la fiducia per l'inesistente verità, quella definitiva e con la lettera maiuscola. Da allora il mondo non sarà più lo stesso. L'uomo non sarà più l'uomo cartesiano. Si sta uscendo dal dualismo coscienza-oggetto e si prende ad accantonare la concezione della corporeità come res extensa differenziata e contrapposta alla res cogitans. A dare un quadro di ciò che succedeva in quel torno di tempo sarà Maurice Merleau-Ponty che a metà del secolo tracciò e ridefinì il nuovo mondo psichico, emotivo, empirico che il medesimo uomo aveva disvelato a se stesso. «Senza corpo ... non ci sarebbe il mondo» e in particolare «la carne, il mio corpo è il perno del mondo che vi si prolunga». Con chiarezza si va verso la concezione che «le cose sono il prolungamento del mio corpo e il mio corpo è il prolungamento del mondo»: «grazie ad esso il mondo mi circonda». Di qui, da simili lapidarie parole che fanno emergere dagli abissi il senso di una vita "nova" si intraprenderà quel lungo cammino che porterà alla sperimentazione e all'affermazione della «mente incarnata». Infatti, le tantissime rivoluzioni politiche del Ventesimo secolo lasceranno solo macerie, mentre ricchezza ed elevazione umana, culturale e civile avranno arrecato le rivoluzioni scientifiche e letterarie, tecnologiche ed artistiche, le grandi trasformazioni umane.