Recensioni / Gogol' a tavola con i magnaccioni

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La testimonianza sullo scrittore in viaggio fa Gogol' a tavola con i magnaccioni parte di un libro curato da Giovanni Maccari, Nikolaj Gogol' nei ricordi di chi l'ha conosciuto (Quodlibet), dove si legge di un'altra avventura di viaggio. Gogol' era un buongustaio e amava preparare i maccheroni con il parmigiano che portava al ritorno dai viaggi in Italia. Una volta mentre era in viaggio ha insistito con gli amici perché non toccassero cibo finché non fossero arrivati a Torzok, 250 chilometri da Mosca, dove si mangiavano buonissime cotolette impanate. Il viaggio si è rivelato più lungo del previsto e la carrozza non arrivò in locanda prima dell'alba. Appena si avventarono sul cibo, d'aspetto e profumo invitante, si ritrovarono in bocca lunghi boccoli biondi. Scrittore dalla grande vena tragicomica, Gogol' ha ironizzato sulla disavventura. Poi le donne hanno ordinato un brodo mentre gli uomini si sono rassegnati a mangiare le cotolette dopo avere tolto dall'impanatura i capelli del cuoco che sosteneva fossero «peluzzi di pollo». In viaggio Gogol' alternava momenti di condivisione ad altri di isolamento: si chiudeva nel mantello, immergendosi in un libro e, per non essere importunato dai vicini, in carrozza dava un falso nome. Il suo a quanto pare richiamava quello di un uccello della steppa. Amava molto tra tutti i cibi la came e in effetti tra Genzano e Albano si trova Ariccia, ma nell'ultima parte della vita si è avvitato in una deriva ascetica e, al ritorno da un deludente viaggio a Gerusalemme, ha iniziato a perdere il senno fino a morire dopo giorni di digiuno.