Recensioni / Preparatevi a innamorarvi dell'infelice Joséphine

Nella notte tra i1 25 e i1 26 marzo 1993, a Parigi, una giovane donna di trentadue anni muore di overdose. È Joséphine, la compagna dello scrittore francese Jean Rolin. Classe 1949, grande viaggiatore e autore eclettico a cui si devono reportage e romanzi ancora poco noti al pubblico italiano, a un anno di distanza da quel lutto Jean decide di scrivere sull'onda mai placata del proprio dolore un racconto intimo sull'amata affinché «chi non l'ha mai conosciuta, chi non l'ha perduta possa, leggendola, innamorarsi perdutamente di lei». Ecco, allora, che tra le pagine di Joséphine, che l'editore Quodlibet decide solo ora di pubblicare, scopriamo una ragazza seducente e spontanea nella sua leggerezza, ma anche smarrita e fragile, preda di un'angoscia che la imprigiona in una morsa che si rivelerà fatale. Tuttavia, al cuore dei gesti, delle notti, dei viaggi, dei litigi qui rievocati di un legame tanto viscerale da disorientare i due fidanzati - non a caso, il narratore confessa: «Vivevamo fuori dal mondo» -, Rolin rivela il tessuto di cui è fatta una relazione: le parole. Quelle di lui, ovvio, ma anche quelle di lei. A spingerlo, infatti, a narrare la loro storia è il ritrovamento casuale di un diario scritto da Joséphine. Il discorso amoroso che si scatena sulla pagina ha la preziosa capacità di commuovere il lettore. Perché quando a Jean capita di esitare, è lei a prendere la parola. Come quando a lui sfugge l'esatta definizione di cosa sia l'amore. Joséphine, invece, non ha dubbi: «È la possibilità di dissimularsi in un altro, di dimenticare di esistere».