Recensioni / Oltre il giardino la lezioni di Clément

In un ritratto di qualche anno fa, Gilles Clément appariva immerso nel suo elemento: tra le foglie di un albero rigoglioso, il volto costellato di fili d'erba. Le mani, quelle non si vedevano, ma dovevano essere sicuramente sporche di terra. Scrive: «Obiettivo: seguire il flusso naturale dei vegetali, inscriversi nella corrente biologica che anima il luogo e orientarla». E ancora: «A mio parere, i giardini non dovrebbero essere giudicati sulla base della loro forma, ma piuttosto sulla base della loro capacità di tradurre una certa felicità di esistere». Parole che tengono insieme pensiero e azione. Non stupisce, visto che Clément è entomologo, botanico, ingegnere agronomo, paesaggista filosofo, scrittore. Lui, però, si definisce un giardiniere, e basta. Oggi, Clément ha 80 anni (è nato ad Argenton-sur-Creuse, in Francia, nel 1943), gli occhi chiari, lo sguardo saggio. I suoi libri, tutti editi in Italia da Quodlibet, hanno ispirato generazioni di paesaggisti, dato vita a movimenti dal basso, restituito senso e profondità alla parola ecologia. Leggerlo è illuminante, sentirlo parlare affascina. Clément sarà a Firenze, venerdì prossimo, nel B9 di Manifattura Tabacchi, ospite della rassegna "TMMT. Ovvero una storia di lettere messe al punto giusto nel momento giusto", curata dalla libreria Todo Modo (via delle Cascine 35, ore 18,30). Introdotto da Manuel Orazi della casa editrice, Clément racconterà “Il giardino in movimento”, libro nato durante gli anni da insegnante all'Ecole Nationale Supérieure du Paysage di Versailles. Un testo del 2011 che è tante cose insieme: una guida per il giardiniere, un trattato di filosofia della natura, un resoconto letterario e fotografico delle esperienze fatte interagendo con la natura. A partire dal giardino di casa sua, nato su un terreno abbandonato nel dipartimento francese della Creuse, nella Nuova Aquitania. La rivoluzione di Clément è iniziata proprio qui, nel 1977. «Non potevo fare esperimenti con i miei clienti e correre il rischio di fallire. Avevo bisogno di uno spazio di libertà. Ho iniziato osservando e poi cercando di capire come non uccidere le piante, gli insetti e tutte le specie cosiddette dannose o invasive, come invece mi avevano insegnato a fare durante i miei studi di agronomo» racconta. Poi sono arrivati i grandi progetti. Come il parco André Citroën a Parigi, tredici ettari recuperati sulle rive della Senna, e sempre nella capitale, i giardini de La Défense e del Musée du Quai Branly. E suo anche il parco Matisse a Lille. Non distruggere, ma valorizzare, nel totale rispetto di tutte le specie vegetali e animali. Clément riassume: «Fare con e non fare contro». Una lezione che adesso suona più come una necessità. «Viviamo in un giardino chiamato Pianeta Terra, ma non siamo dei buoni giardinieri» avverte. «Per trovare un equilibrio dovremmo partire dalla conoscenza e dalla comprensione dell'importanza degli ecosistemi, cioè dei legami che uniscono le piante agli insetti, ai microrganismi, ai funghi o agli uccelli». Clément parla di "giardino planetario" e della necessità di proteggerlo. «Purtroppo l'attuale modello economico va in direzione opposta. Insomma, dovremmo desiderare di avere acqua potabile e non un Suv per attraversare la città». E a proposito di città, anche Firenze, che si divide su quali alberi debbano essere piantati e dove, per porre rimedio a estati sempre più torride, ha messo in pratica la lezione di Clément. 11 "Terzo giardino", il parco pubblico voluto dal Comune in collaborazione con Mad - Murate ari district, in riva all'Arno, sotto al Lungarno Serristori, si ispira proprio al "Manifesto del Terzo Paesaggio", altro saggio culi del giardiniere francese. Questo pilastro della filosofia di Clément ruota intorno al concetto di `friche", termine che comprende tutti quegli spazi liberi dall'intervento dell'uomo, piccole o grandi aree in cui il verde cresce spontaneo, inserendosi tra il cemento. «Questi luoghi sono dei tesori, vere e proprie riserve di biodiversità e non degli spazi abbandonati» dice Clément. «Firenze come altre città molto minerali, cioè molto compatte e con pochi spazi verdi, dovrebbe accogliere le specie vegetali in tutti gli interstizi possibili. Ma per raggiungere questo obiettivo, i cittadini dovrebbero accettare di convivere con una vegetazione selvaggia e libera».

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