Recensioni / Storia di Elvira Notani quando il cinema a Napoli era "femmina"

Ormai è Elvira Notari-mania: è nata nel giro di pochi anni una ricca bibliografia sulla donna di cinema salernitana che all'inizio del secolo breve fu regista e produttrice con la sua azienda familiare, la Dora Film. Ma la prima a scriverne per la casa editrice "La Tartaruga", nel 1995, è Giuliana Bruno, professore di Visual Environmental Studies all'Università di Harvard, in "Rovine con vista. Napoli e il cinema di Elvira Notari", che l'aveva già pubblicato tre anni prima, nel `92 dall'editore statunitense Princeton. Il testo era uscito ancora una volta con Baldini & Castoldi, e poi era scomparso dalla circolazione. Esce ora nuovamente con Quodlibet, mentre imperversa un nuovo interesse per la prima regista italiana, dettato anche dal premio alla carriera attribuito per la prima volta al femminile, a Liliana Cavalli al Festival del cinema di Venezia. Il cinema a quell'epoca era maschio, ma il film era femmina: lo chiamavano "la film" in tutt'Italia, equiparando la pellicola alla parola inglese.
La parte più interessante dello studio completo e documentato non solo sull'attività della regista del muto, è quella che contestuali zza l'attività della Dora Film e delle altre case di produzione che affiancavano Napoli a Torino nel campo del cinema. Una Napoli che nella Galleria Umberto I, in seguito famosa soprattutto per gli ingaggi del mondo musicale, viveva i primordi dell'avventura del cinema nella parte sotterranea del "passage" benjaminiano, l'elegante sala di proiezione del Cinema Vittoria, dove la casa di produzione di Notari accompagnava le pellicole inizialmente con i suoi saluti, gli intermezzi filmati, gli "augurali" e gli arrivederci accompagnati spesso da scenette piccanti. Avveniva nel Salone Margherita, oggi dimenticato e abbandonatoma che per cinema e café chantant - lo show business di allora - potrebbe essere un efficace e opportuno museo.
Le poche pellicole giunte sino a noi di Elvira Notari erano girate per strada, con scenografie improvvisate e attori non professionisti e venivano proiettate in Galleria Umberto e nell'altra Galleria, Principe di Napoli. Raccontavano storie popolari, con protagonisti lontani da borghesia e aristocrazia napoletana, recitati rigorosamente in dialetto. Le stesse scene ritratte da pittori come Vincenzo Migliaro negli stessi anni. Era nata ne11875 a Salerno e si era trasferita poi con la famiglia a Napoli dove, finiti gli studi, aveva cominciato a lavorare come modista. Nel 1902, a 27 anni sposa Nicola Notari con il quale ha tre figli, Eduardo che si occupava della colorazione dei film a mano, e che ha fatto anche l'attore con il nome d'arte di Gennariello, Dora, che ha dato il nome alla casa cinematografica, e Maria che non si è occupata dell'azienda di famiglia. Nel 1906 cominciarono a produrre film in proprio: "Semplici e figurati, colorati e neri", scrivono nella loro pubblicità rivolte al settore. Nel 1909 girarono "Posillipo da Napoli" e "Capri incantevole", due film dal vero del genere travelogue. Nel settore dell'attualità ne11912 girarono "Caratteristica guerra italo-turca tra i nostri scugnizzi napoletani", che descriveva la battaglia tra le bande urbane che impersonavano per le vie di Capodimonte l'esercito italiano e quello turco. Combatterono a colpi di pietre che mandarono gli attori improvvisati all'ospedale e questo fruttò una denuncia da parte dei genitori alla Dora Film. Molto successo ha la cronaca viva di "Cattura di un pazzo a Bagnoli", un ex appuntato dei carabinieri di nome Puopulo, che si era asserragliato dentro casa ma venne stanato allagandogli l'appartamento: le recensioni furono numerose e tutte entusiaste sull'unicità del film, anche se veniva citato ed elogiato della coppia soltanto l'operatore, Nicola Notari, mentre la regista Elvira, anche sceneggiatrice, non veniva presa in considerazione. Ma il figlio Eduardo ha raccontato che i suoi genitori lavoravano insieme anche nelle riprese, e che Elvira ha diretto tutti i film della produzione, scrivendone le trame, mentre il padre si occupava della fotografia, della scenografia e dell'organizzazione. Si riunivano poi per il montaggio. La Dora Film ebbe committenze anche dagli emigrati di Little Italy. Il cinema univa per la prima volta, grazie a una napoletana, le terre di qua e di là dell'oceano.