Recensioni / Dieter Kopp, tedesco di Roma o la contemporaneità nel classico

È un ritorno di interesse, quello che si rivolge all'artista Dieter Kopp, tedesco naturalizzato romano nato nel 1939 e morto ad Ardea nel 2022. Un pittore che attraversa l'arte del dipingere a partire (e insistendo) dal disegno, in tutte le sue declinazioni, e si ascrive alla corrente dei Nuovi figurativi romani, sicuramente realistico e intento a ritrarre rigorosamente dal vivo, ma anche "a memoria", soggetti osservati nel suo continuo peregrinare a sud dell'Europa. Sceglie la luce, trasferendosi in Italia, una luce che gli è utile per delineare il dettaglio di ciò che ritrae, definito al minuto, come da un incisore che potrebbe essere collega di Duerer - e in questo Kopp mantiene la matrice originaria, un legame artistico con la sua terra d'origine, con la precisione dei particolari nord europea. Usa un'inquadratura insolita in tutti i soggetti e generi che tratta. Architetture, animali, anche figure nude, interni, vedute sono immersi in un'atmosfera nebulosa e sfumata e visti da un'angolazione quasi metafisica che rende questi "paesaggi" unici.

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Kopp deve la riscoperta, a poco tempo dalla morte, al filosofo Giorgio Agamben, che lo aveva conosciuto sin dal suo arrivo a Roma nel 1965, dove l'anno dopo aprì uno studio a Villa Poniatowski, accanto a quelli di Achille Perilli, Franco Angelo e Ruggero Savinio, figlio di Alberto e nipote di Giorgio De Chirico. Era l'epoca della Pop arte si avvicinava anche la nascita dell'Arte povera e dell'Arte concettuale. Kopp sosteneva invece: "Senza smettere di amare i maestri dell'Ottocento e del Novecento, mi sono rivolto a quelle espressioni per le quali il comune senso corrente non provava alcun interesse". È stato quindi un artista controcorrente, che ha sperimentato varie tecniche, anche desuete come la punta d'argento e quella d'oro, il carboncino e soprattutto il pastello. Anche quando dipingeva, sembrava che stesse disegnando e i colori, lontani dall'essere materici, erano usati con grande tenuità. Agamben ha curato quest'anno un'antologica dell'artista bavarese al Palazzo delle Esposizioni a Roma. A Kopp si sono interessaticritici, scrittori e poeti che hanno lasciato su di lui pagine incisive, come Antonello Trombadori, Enzo Siciliano, Jean Clair e lo stesso Agamben che ha scritto di lui in un catalogo per la mostra edito da QuodlibeL E lo stesso artista ha scritto ne11981"ho dipinto quadri nebulosi che solo pian piano andavano acquistando parvenze concrete".