Recensioni / Valter Scelsi, Osservazioni su architettura e analogia

EN. Oswald Mathias Ungers argues in his "Morphologie-City Metaphors" (1982) that analogy establishes a resemblance or the existence of certain similar principles between two otherwise completely different events or images. Architects are hunters of images useful for developing or constructing their formai repertoire. These images are stored in archives and then used as working models, models that contribute to the construction of a design. Walter Scelsi, through his book, undertakes an important operation because he reinterprets famous projects by Jacopo Barozzi da Vignola, Gian Lorenzo Bernini, Ludwig Mies van der Rohe, Philip Johnson, Gabetti & Isola, as well as analogous objects like the Eiffel Tower, the Olivetti calculator, or the Magic Tree, in a theoretical context. He constructs an anthology of concepts, issues, and practices that revolve around a nucleus often elusive and underanalyzed by architectural historians and critics. He doesthis as only a designer could. The volume, therefore, tackles the challenging yet fascinating task of defining analogy as a creative process that occupies an intermediary position between purely formal and content-based thinking. Like Ungers before him, Scelsi invites us to a way of thinking and designing through metaphors and analogies, which can become actual working models for designers. Theory as an interpretation of reality, as the attribution of alternative meanings to signs, and consequently, architecture as an interpretive tool of theory. In concrete terms, this book is a meticulous and extensive iconographic research into the signs that survive and accumulate in our memory.

IT. Sostiene Oswald Mathias Ungers nel suo Morphologie-City Metaphors (1982) che l'analogia stabilisce una somiglianza, o l'esistenza di alcuni principi simili, tra due eventi o immagini altrimenti completamente diverse, Gli architetti sono dei cacciatori di immagini utili a sviluppare o costruire il loro bagaglio formale. Queste immagini vengono immagazzinate negli archivi per poi essere usate come modelli di lavoro, modelli che contribuiscono alla costruzione del progetto. Walter Scelsi fa con il suo libro un'operazione importante, perché rilegge in chiave teorica progetti celebri di Jacopo Barozzi da Vignola, Gian Lorenzo Bernini, Ludwig Mies van der Rohe, Philip Johnson, Gabetti & Isola e oggetti analoghi come la Tour Eiffel, la calcolatrice Olivetti o l'arbre magique e costruisce un'antologia di concetti, problemi e pratiche che ruotano intorno a un nucleo spesso inafferrabile e poco analizzato da storici e critici dell'architettura. Lo fa come solo un progettista poteva fare II volume affronta dunque l'arduo quanto affascinante compito di definire l'analogia come processo creativo che occupa una posizione intermedia tra il pensiero puramente formale e quello contenutistico e come Ungers prima di lui ci invita a un modo di pensare e progettare attraverso metafore e analogie, che possono diventano veri e propri modelli di lavoro per i progettisti. Teoria come lettura della realtà, come attribuzione di altri significati ai segni, e di conseguenza architettura come strumento interpretativo della teoria. In concreto, questo libro è un'attenta e lunga ricerca iconografica sui segni che sopravvivono e si sedimentano nella nostra memoria.