Recensioni / Anche in inverno, aprite le finestre e fate entrare un po' di Puskin

Oh, che delizia. Oh. Che. Delizia! Omicidi, nascite, guerre, matrimoni crisi, divorzi: lasciate perdere. Avete già letto tutto l'anno scorso. Ora, invece, siete arrivati fin qui, alle pagine culturali di una suggestiva (osservate bene: è suggestiva) domenica d'inverno: pronti, finalmente, a ricevere una vera notizia.
Si dice che Nabokov, professore a Cornell, avesse un modo speciale di imprimere negli svagati cervelli dei suoi studenti le scintillanti costellazioni della letteratura rossa. Entrato in classe, chiudeva le tende e spegneva tutte le luci. Buio completo. All'improvviso, il futuro autore di Lolita accendeva una singola luce. Sui banchi strabuzzavano gli occhi già semiaddormentati. Questa... è Gogol! spiegava il professore. E ne accendeva un'altra: «Questa... è Tolstoj!. E un'altra ancora: Questa... è Cechov!. Infine, tranquillo e sorridente dentro di sé, raggiungeva la grande vetrata che dava sul parco del campus. Spalancando le tende, faceva entrare di colpo in aula la luce del sole: E questo è Puskin!!!'.
In realtà, pare che la scenetta la facesse più spesso in onore di Tolstoj, ma si sa: senza Puskin, Tolstoj mica l'avrebbe scritto Anna Karenina. La moglie del barbuto conte, infatti, una dolce notte di primavera del 1873, si dimenticò di ricollocare in biblioteca un piccolo volumetto di prose puskiniane. La mattina dopo, Tolstoj lo trova in salotto e quasi per caso si sprofonda nella lettura di quella prosa vertiginosa e piena di vita, fino a quando un passo sulla sventata principessa G. non lo colpisce a tal punto da fargli ideare in pochi giorni personaggi e trama di quello che diventò poi il suo capolavoro. Ah, questo Puskin. Fecondo e generoso, passionale e pieno d'orgoglio, come può esserlo solo il nipote di un principe abissino portato a forza a Pietroburgo a far da negro alla corte di Pietro il Grande.
Ma fu anche marito innamorato di una donna forse troppo bella e leggera, la soave Nathalie. Appunto il 4 novembre del 1836 il poeta ricevette a casa un anonimo Diploma dell'«Ordine dei Cornuti», che lo nominava coadiutore nonché storiografo dell'Ordine. Questi russi! Nobili sfottitori e invidiosi e nullafacenti. Due mesi di sospetti, lettere, accuse, duelli lanciati e ritirati. Il 27 gennaio, quello definitivo: e una pistolettata di George d'Anthès-principale sospettato di intendersela con Nathalie-ferisce a morte l'unico poeta che, in tutta la storia della letteratura, seppe usare l'espressione «incantevole piedino» - senza far sorridere altezzosamente il lettore. Nemmeno oggi.
Di ciò che scrisse, tutto è immortale: persino la lista dei debiti. Ma l'Evgenij Onegin è qualcosa che va oltre. E il perfetto incanto della vita trasportato in perfetta poesia: se amate veramente la letteratura, sarà per voi una gioia senza ombre. La storia delle traduzioni di questo poema potrebbe riempire un volume. Vi si cimentò lo stesso Nabokov: ne fece «una rudimentale traduzione interlineare» accompagnata da tre tomi di commento che la trasforma in una «utopica ricerca di assoluti lessicali». Da noi, tra gli altri, Ettore Lo Gatto lo trasfigurò in endecasillabi, con la consulenza del poeta simbolista Vjaceslav lvanov.
Dunque, qual è la vera notizia? Quodlibet, dopo settant'anni, ha ripubblicato questa introvabile traduzione (pagg. 282, euro 14). E oggi è una suggestiva domenica d'inverno.