Recensioni / Suona con gentilezza

Sidney Bechet, uno dei protagonisti del Jazz della prima ora, può essere inscritto nel primo periodo della storia del jazz accanto a maestri come King Oliver, Bessie Smith, Jelly Roll Morton e Louis Armstrong. Bechet muore in Francia nel 1959, precisamente a Garches, cittadina della regione dell’Île-de-France dove è sepolto, dopo aver finito di dettare la propria autobiografia. “Suona con gentilezza. La mia storia”, è questo il titolo dello scritto autobiografico bechetiano (Quodlibet editore, collana Chorus) che sbarca oggi anche nel nostro paese avvalendosi della traduzione di Giuseppe Lucchesini. Il libro contiene scritti di Claudio Sessa (prefazione) e Marcello Lorrai (introduzione), oltre che note del musicologo e docente Stefano Zenni e di Roberto Ottaviano, jazzista sassofonista e docente di musica jazz. È noto come Bechet sia stato clarinettista, sassofonista e compositore. Nato a New Orleans nel 1897, lasciò la città natale nel 1914: le sue peregrinazioni, legate a un generale movimento migratorio messo in atto dai migliori talenti di New Orleans che desideravano abbracciare il professionismo musicale, lo portarono a Chicago, in altre città degli States e in Europa. Proprio nel vecchio continente, dove in seguito il musicista creolo si stabili’ definitivamente, durante un soggiorno londinese acquistò un sax soprano, strumento che imparo’ a suonare in breve tempo e che scelse poi di suonare in modo esclusivo. Osserva Roberto Ottaviano che Bechet non è sempre stato il sublime solista che conosciamo ma che è sempre stato fedele ai limiti del suo stile e veramente creativo al suo interno, restituendoci tutto lo spirito arcaico di una musica che anche grazie al suo solismo ha aperto le porte ai sopranisti dell’era moderna. Apre il volume autobiografico la storia del nonno Omar che, scrive Lorrai in introduzione, è storia di potente forza narrativa che costituisce letteralmente un romanzo all’interno del più ampio romanzo della vita di Bechet che il volume ripercorre. Segue un capitolo che Bechet dedica a suo padre dove leggiamo: “Visse onestamente, e morì nel 1923. Stavo arrivando a New York, di ritorno dall’Europa, quando accadde. Ecco, ero un musicista, allora, e giravo il mondo. E ecco che lui era morto, e io prendevo il treno per tornare a New Orleans. Un lungo viaggio. Un luogo viaggio verso casa. Ma era ciò che lui aveva voluto per me, quel che aveva sempre voluto per me.” Tra le pagine, ai racconti dell’infanzia e dell’adolescenza si aggiungono quelli che svelano i primi approcci con la musica e con la professione del musicista, il bellissimo capitolo che racconta dell’incontro con Bessie Smith e Duke Ellington, e cosi via. “Suona con gentilezza. La mia storia” è documento di valore: come nota Lorrai in introduzione, esso continua a parlare al nostro presente e costituisce una testimonianza preziosa sui differenti mondi che in vita Bechet ha attraversato.