Recensioni / Quando impariamo è tardi

È inevitabile: come il tonno in scatola anche noi scadiamo. «Non era possibile fare un mondo dove non si moriva?» si chiede Ermanno Cavazzoni. Nell'ipotesi di una vita futura, nel suo ultimo libro offre vari consigli per non ricadere, in una eventuale reincarnazione, «negli stessi errori, nelle illusioni, nelle ingenuità del novizio, nelle solite stupidaggini da inesperienza». Manualetto per la prossima vita (Quodlibet, pagine 250, euro 17) sarà presentato a Bologna in Salaborsa il 27 febbraio: in esso ci muoviamo tra smaglianti paradossi, in una esasperazione di credenze, speranze e miti che travisano il nostro agire e il nostro sentire.

Quale sarebbe la prima cautela da mettere in atto per una prossima esistenza? «Considerando la terra come una specie di teatro, darei una vita in prova, per farci imparare come comportarci. Così come stanno le cose adesso è come andare a fare la maturità senza aver studiato. Veniamo al mondo, impariamo qualcosa a poco a poco e subito moriamo».

Lei nutre qualche perplessità anche sull'aldilà.
«Nel paradiso che, senza prove, ci promettono Dante o San Tommaso si starebbe a cantare in coro per l'eternità. Noioso, no? In quello islamico ci aspetterebbero le delizie di 72 vergini: saremmo trasformati in stalloni, a consumare un rapporto dietro l'altro. Si starebbe un po' meglio per i buddisti, con la reincarnazione: si torna a vivere in altre forme».

Lei mi sembra affida la sopravvivenza alle opere, a quello che si scrive, e osserva come l'intelligenza artificiale prometta di perpetuarci riversando le nostre memorie su hard disk.
«Sembra si possa copiare il cervello e metterlo in un altro corpo, come si spostano i file tra i dischi, sulla nuvola... Chissà... I computer sono fragili, spesso perdono i pezzi, cancellano documenti, sono attaccati dai virus».

Se la mafia prendesse il potere, ipotizza... «La mafia è un tipo di organizzazione che potrebbe sostituirsi a quella democratica in vigore. E una forma di potere simile a quella delle vecchie monarchie, delle aristocrazie familiari. Se governasse dovrebbe abbandonare le attività delinquenziali, che passerebbero ai partiti, non più sostenuti dallo Stato. E un argomento delicato».

Mette in guardia anche dalle trasformazioni del demonio.
«Il demonio per gli eremiti era la distrazione dall'ascesi, dalla preghiera. Era rumore, suono, richiamo di una donna che poi scompare. Oggi la distrazione è continua: con la pubblicità, con internet, con i banner che irrompono sul computer, con informazioni inutili e deprimenti. Il diavolo continua a essere il tentativo di annullare il pensiero intenso».

Consiglia di guardare ai cinici.
I cinici erano filosofi antichi che vivevano come cani, senza bisogni eccessivi. Oggi sarebbe come vivere da barboni. Non sarebbe possibile però farlo come loro, abitando in una botte: pensate a dove sarebbe possibile sistemarla, alle tasse, agli scarichi... Il cinico moderno potrebbe vivere in auto, anche se a Bologna, con la carenza di parcheggi, qualche problema ci sarebbe».

Questi «consigli» sembrano forzare la realtà comune per farci riflettere.
«Guardo con pignoleria anche fenomeni naturali come la velocità della luce, questioni come quella degli extraterrestri, che potrebbero essere truffatori peggio di noi, rilevo come a starsene chiusi in casa diminuirebbero inquinamento e contagi, osservo i terrapiattisti e il pressappoco...».

Insomma, è un libro che fa il contropelo al nostro mondo.
«E una satira, ma non tipo quella squallida televisiva. Descrive la vita quotidiana e quella della città, prendendo come riferimento i grandi poeti satirici dell'antichità, Orazio, Giovenale, Persio, fino a Swift e oltre. E una satira che affronta la vita nelle sue assurdità, nelle sue speranze infondate, nella fede che tutti abbiamo in varie forme di "lotteria"».