Recensioni / Tra mito e realtà, la storia del movimento delle donne secondo Patrizia Caporossi

Diotima è il personaggio mitologico celebrato da Giove il quale, trovandosi nella necessità di evocare una parola d’amore, si trova obbligato a richiamare la figura femminile.
“Il corpo di Diotima. La passione filosofica e la libertà femminile” è anche il titolo del libro di Patrizia Caporossi (Edizioni Quodlibet) presentato Giovedì 26 marzo alle ore 18,30 presso la Casa Internazionale delle Donne in via della Lungara, 19 a Roma, da Federica Giardini, Angela Lamboglia e Pina Nuzzo.
Il Corpo di Diotima appare secondo il racconto delle intervenuto come il luogo i cui passione politica e passione filosofica si fondono insieme e diventano corpo, cioè materia. “Il Corpo di Diotima – dichiara l’autrice – è il pensiero del movimento delle donne”.
Incentrato sull’epoca del neofemminismo, “Il Corpo di Diotima”, frutto del lavoro di ben tre anni, raccoglie e racconta le impressioni, le passioni e la pratica politica che si respiravano negli anni 70 attraverso il percorso personale dell’autrice che si è intrecciato con momenti storici fondamentali della storia del movimento delle donne e piu’ in generale del nostro paese.
Ci sono gli anni 70 dell’UDI di Roma, quando l’unione era ancora un collettivo, c’è la svolta modenese. “Ricordo – dichiara l’autrice – che all’epoca ero alla ricerca di un lavoro, quando a seguito di un periodo da volontaria che svolsi all’UDI di Modena mi proposero un posto da funzionaria. Ebbi l’impressione di aver trovato il lavoro della mia vita.” L’UDI di Modena presentata come perfettamente inserita nella struttura della città emiliana in cui tutto era esattamente istituzionalizzato. L’UDI modenese, che allora contava piu’ di 5 mila iscritte, vale a dire piu’ grande del partito socialista, aveva una vera e propria struttura organizzativa partitica.
”La svolta modenese nella storia del movimento delle donne – sottolinea Patrizia Caporossi – fu produttiva proprio dal punto di vista della messa a fuoco della struttura del movimento femminista”.
Il congresso sciolse quel tipo di organizzazione e a questa scelta segui’ il ritorno di Patrizia Caporossi nella sua città natale, Ancona.
Questo libro è soprattutto pensiero filosofico che si fa pensiero politico. “Il pensiero femminile – spiega l’autrice – è sempre pensiero contemporaneo nella misura in cui diventa patrimonio o matrimonio sociale”. Il libro che pur ha il taglio della differenza non è solo il punto di vista di una ex funzionaria del movimento degli anni 70, ma ha una chiara prospettiva politica ed è frutto di una riflessione documentata.
 Il volume contiene anche un grosso lavoro ermeneutico, laddove la scelta delle parole è già di per se’ un fine. “In questo libro ho cercato di fare i conti con il concetto di genere – dichiara la Caporossi. [..]L’ho misurato ed ho cercato di riappropriarmene. Il percorso della presa di coscienza di se’ che le donne fanno e continuano a fare non puo’ cessare perché è un processo vitale nella costruzione di una politica che non puo’ che nutrirsi dei corpi dei soggetti che la sostanziano senza celarsi dietro una presunta universalità – spiega l’autrice.
Il libro che spiega come la soggettività femminile si costituisca tramite la relazione e l’incontro e che immagina il potere, riconducendolo alla  radice semantica del termine, come possibilità, sembra davvero convincere e si presenta come un tassello davvero aggiuntivo a quanto di già scritto sul movimento delle donne.