Recensioni / Cosa vuol dire «essere apostolo»

Negli anni 1930-32 e poi ancora nel 1936-37, Wittgenstein tenne un vero e proprio diario - niente a che vedere con le osservazioni personali, spesso in codice, di cui sono disseminati i suoi manoscritti filosofici. La prima parte del diario fu scritta a Cambridge, nei primi anni del “ritorno alla filosofia”dopo la lunga parentesi seguita alla pubblicazione del Tractatus logico-philosophicus; la seconda parte fu scritta nella capanna che il filosofo si era costruito in un fiordo norvegese, e in cui viveva, in perfetta solitudine, nei mesi cruciali della redazione della prima parte delle future Ricerche filosofiche. Il diario, che non si conosceva ed è stato ritrovato pochi anni fa, è di estremo interesse, non solo come “memoria d'anima” (come dice nell'Introduzione Michele Ranchetti, eccellente traduttore) ma dal punto di vista filosofico. Un solo esempio: parlando di che cos'è essere un apostolo, Wittgenstein dice che, anche qui, il senso di una frase («Questo è un apostolo») è il metodo della sua verifica, nel senso che essere un apostolo è vivere in un determinato modo. Il senso di una frase, insomma, è la differenza che essa fa per la vita di chi la usa: questo era per Wittgenstein, già all’inizio degli anni '30, il punto del famoso “principio di verificazione”.
L'esempio dell'apostolo non è casuale: in questi diari Wittgenstein si occupa intensamente di fede religiosa. A più riprese, nel corso della sua vita, il filosofo si professò non credente, pur ammettendo di non poter fare a meno di vedere ogni cosa «da un punto di vista religioso». E tuttavia, le meditazioni religiose qui contenute non sono quelle di un non credente: che senso avrebbe, per un non credente, interrogarsi sulla Trinità con la partecipazione con cui lo fa Wittgenstein nel marzo '37? O desiderare di litigare con Dio? O pregare e ringraziare Dio con tanta persistenza? Forse Wittgenstein era di volta in volta ateo e credente, o magari le due cose insieme, come avviene probabilmente a molti nella cui vita la fede religiosa «fa una differenza». In ogni caso non era semplicemente uno che «a un certo punto... si inventò una propria religione sulla base del Nuovo Testamento», come dice con qualche condiscendenza Brian McGuinness nell'Introduzione all'altro libro qui recensito. […]