Recensioni / Darwin in poesia prima del revisionismo scolastico

La poesia della natura ha una tradizione nobile e antica: in Grecia i naturalisti presocratici scelsero di scrivere in versi per esprimere i contenuti della loro ricerca, mentre a Roma il pensiero atomista di Epicuro fu tradotto nel poema in esametri di Lucrezio De rerum natura, grandiosa ultima sinfonia dell'origine materiale dell'universo. Poi vennero secoli di silenzio: la poesia della natura tacque, schiacciata dal peso della metafisica del logos e della religione, che secondo l'immagine lucreziana incombeva dall’alto con il suo volto mostruoso, paralizzando i mortali. Nacquero la filosofia e la teologia, che hanno sempre tentato di relegare la poesia all'innocuo ruolo di intrattenimento sentimentale. Chi provò, come Giordano Bruno, a ricreare l'originaria unità tra materia e fantasia, fu arso vivo con la bocca chiusa dalla mordacchia.
Darwin, l'insolito titolo della nuova raccolta di poesie di Luigi Trucillo, edita da Quodlibet, sembra evocare la nostalgia di un mondo in cui amore e conoscenza nascevano spontaneamente e intimamente fusi. Sarà forse, ci piace pensare, per l’origine dell’autore in quella Napoli che, dal primo secolo a.C. fino all’eruzione del Vesuvio del 79 d.C., fu culla e fucina di poesia e pensiero epicureo: lì, sulle orme di Lucrezio, si formarono Virgilio, Orazio e Ovidio che conservarono sempre nei loro versi il suono dell’esperienza poetica partenopea.
Ecco allora i versi limpidi e folgoranti di Tutti insieme appassionatamente, che ricreano atmosfere ermetiche ungarettiane, liberandole da ogni odore di misticismo: «Come un curato / davanti al dna / mi illumino d’immenso. / Ovvero saturo la crepa / del non senso / con una rete / che copre integralmente / la realtà». O anche gli struggenti versi d'amore scritti per una donna. E ascensioni nelle rarefatte atmosfere delle montagne andine, e navigazioni solitarie nelle vaste distese dei mari del Sud corse dai venti: i luoghi incontaminati che ispirarono a Darwin le sue scoperte. E che però lo scienziato positivista non poté che descrivere in prosa. Ma liberare la mente dal peso della religione ha tra gli esiti meno prevedibili anche quello di sciogliere il canto. Ovidio, Cavalcanti, Boccaccio: la poesia che nasce dalla materia; scrive Calvino nelle Lezioni Americane. Porta il segno della “leggerezza” della fantasia: quella capacità di immaginare umana che nella materia biologica ha la sua unica origine. Sa commuovere, ma sa anche far ridere con la comicità paradossale delle immagini dei bambini, come in Ultimissime «Un covo / di cellule staminali / terroriste / è stato smascherato in un pollaio. / Lo staio / verrà interrogato / dai gorilla / di Guantanamo».
A Darwin padre, padre della teoria dell’evoluzione, di cui ricorre il secondo centenario della nascita, Trucillo dedica, tra le altre poesie, un epigramma, che proponiamo come un antidoto alla cosiddetta “teologia evoluzionista” del Disegno intelligente, che quotidianamente a dosi massicce riempie pagine e pagine dei nostri giornali: «La sua teoria / sarà osteggiata e bandita/ nei nostri giorni bigotti / dentro le scuole d’oltreoceano, / e in epoche più mistiche / avrebbe visto il rogo. / Dio occupa tutto per loro, / come Narciso / accanto al lago. / “Chi è senza peccato - dicono - scagli la prima pietra”. / O chi è senza pensiero? »
Quando sono stati composti questi versi - non è trascorso tanto tempo - il progetto di revisione o addirittura di espunzione della teoria dell’evoluzione dai libri di testo delle scuole italiane non era ancora immaginabile.