Recensioni / Svetislav Basara. Il surrealismo va in Mongolia

Una strana compagnia bazzica nei primi anni ’90 un hotel di Ulan Bator: un
serbo a cui un suicida ha chiesto un reportage dalla Mongolia in una lettera
postuma; un vescovo protestante olandese; un francese (defunto, ma non
troppo maleodorante); uno psicanalista italiano; un generale dell’Armata
Rossa riciclatosi in lama buddista. Mentre nella hall Charlotte Rampling sfoglia Time, questi uomini si gonfiano d’alcol e parlano di Dio e delle amarezze dell’esistenza. Mongolski bedeker (Quodlibet, pagg. 156, euro 12,50, trad. Alice Parmeggiani), dell’ambasciatore serbo a Cipro Svetislav Basara, è un gustoso racconto semifilosofico zuppo di deliri jugo-surrealisti e di squarci comici: «Al mondo esistono infatti due sole cose: lo humour e l’orrore».