Recensioni / Frega, pratiche e voci del pensiero americano oggi

Come garantire, in un contesto globalizzato e multiculturale, un terreno condiviso su cui costruire le norme del vivere sociale e dell'agire etico politico? Gira e rigira, la filosofia americana trova lì il suo baricentro: che si tratti di epistemologia, di teoria politica o di riflessione morale, è la domanda sui criteri chiamati a regolare la sfera pubblica il motore che accende l'interrogazione e la meta ultima verso cui tende l'elaborazione filosofica nel nuovo continente. L'aristotelico stupore per l'essere del mondo o il dolore per la tragicità dell'esistenza lasciano qui il posto a più urgenti impellenze. Non per nulla, si potrebbe notare, è in terra americana che è nato il pragmatismo, fondato da Peirce alla fine dell'Ottocento e attraversato da una vitalità di pensiero e da una capacità di innovare il dibattito teorico che sono andati sempre più crescendo nel corso degli ultimi cento anni. Attraverso un approccio immanente e un'attenzione alle pratiche, vale a dire ai concreti contesti in cui si pensa e si agisce, e guardando alle conseguenze piuttosto che ai principi, questo filone di pensiero ha elaborato da par suo, senza traumi nietzschiano-heideggeriani, la fine della metafisica, delle teorie universali e delle grandi narrazioni, dimostrando inoltre di saper mettere in dialogo la tradizione analitica anglosassone e la riflessione continentale di stampo fenomenologico ed ermeneutico. Abbandonati i presupposti ideologici del liberalismo classico e le formule astratte dell'empirismo, proprio nella tradizione pragmatista sembra trovare nuova linfa il pensiero americano contemporaneo. È quanto mostra il volume Le voci della ragione. Teorie della razionalità nella filosofia americana contemporanea (Quodlibet, pp. 254, € 22,00) di Roberto Frega. Con ammirevole chiarezza, l'autore attraversa il pensiero di filosofi recenti come Alasdair Maclntyre, Charles Taylor e Stanley Cavell, in un fecondo confronto con le teorie pragmatiste (di Dewey, in particolare), in cerca di un paradigma per l'agire razionale che esca dalla secca delle alternative in cui sembra essersi incagliato l'attuale mainstream filosofico (tra universalismo e relativismo, formalismo logico e narrativismo postmoderno). L'importanza crescente accordata al contesto e allo sfondo di pratiche entro cui germogliano ogni conoscenza e visione del mondo non esclude, per Frega, la possibilità di un percorso condiviso entro cui elaborare decisioni pubbliche di natura sociale, etica o politica. Ma, come mostrano gli autori trattati nel volume, tale paradigma non può più considerarsi una condizione presupposta, da rintracciarsi magari nelle procedure formali della logica, bensì come il risultato di un processo («indagine espressiva») cui gli attori sociali partecipano muovendo da un'articolazione critica della propria prospettiva. È questa la via seguita dall'autore, che, oltre a fornire una panoramica dell'attuale dibattito filosofico d'oltreoceano, stimola la riflessione e il confronto con la tradizione continentale.