Recensioni / Il mondo perduto di Dolores

La vicenda di Dolores Prato è quanto mai singolare. Nata a Roma nel 1892, fu affidata dalla madre a un ingegnoso zio sacerdote e alla sorella di quest'ultimo, in quel di Treia (Macerata). L'educazione atipica ricevuta e il particolare ambiente in cui crebbe costituiscono lo sfondo del romanzo che, nel 1980, la scrittrice licenziò per Einaudi e che divenne un caso letterario: Giù la piazza non c' nessuno. La figura di questa scrittrice irregolare, che esordiva a novant'anni rievocando le vicissitudini della propria infanzia con un linguaggio ricco e variegato, in cui confluiscono vocaboli filtrati dal dialetto locale e in cui appare evidente il tentativo di rivelare un mondo perduto attraverso il ricorso a una narrazione di tipo proustiano, suscitò curiosità e interesse. L'autrice cominciò la stesura del libro nel 1973, a 82 anni, protraendola febbrilmente fino al ‘79, quando affidò il lavoro a un editor d'eccezione come Natalia Ginzburg, la quale operò parecchi tagli e interventi riducendo sensibilmente l'impianto del romanzo: l'edizione einaudiana consta di 300 pagine contro le oltre mille cartelle del dattiloscritto originario. La Prato, contrariata, predispose allora una nuova redazione dell'opera che venne infine pubblicata postuma (la scrittrice era morta nel 1983), a cura di Giorgio Zampa, per Mondadori nel 1997, e che ora le edizioni Quodlibet ripropongono meritoriamente.

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