Recensioni / Distruzione, ricostruzione, Bourgeois

 

Le parole di un artista vanno sempre prese con cautela. L'opera finita è spesso estranea a – e talvolta in contraddizione con – quanto l'artista sentiva o voleva esprimere inizialmente [...] L'artista che discute il cosiddetto significato della sua opera spesso descrive una questione letteraria marginale”. Le parole di Louise Bourgeois sembrano ironizzare sul senso stesso del volume curato da Bernadac e Obry, ma questa raccolta di scritti, tradotti finalmente, e in forma ampliata, a dieci anni dalla loro prima edizione in inglese, permette un possibile approccio mediato, e immediato, all'opera della straordinaria artista franco-statunitense, icona del XXI secolo al pari delle sue opere. Vero è che il cuore dell'arte di Bourgeois, di straordinaria violenza ed incisività, non si definisce per parole, ma piuttosto come visceralità. Fisica, prima ancora che intellettuale. Il modo in cui l'opera va dritta al punto, senza altra intermediazione che non sia  quella della forma artistica, fa appello alla verità del corpo prima ancora che alla comprensione intellettuale – forma di difesa, pinza con cui afferrare il mondo e la scomoda realtà dell'esistere. Scomoda infatti è la realtà raccontata da Bourgeois, il trauma familiare, i dubbi di una donna mai pronta ad aderire alle definizioni, che siano quelle della femminilità e della maternità o piuttosto quelle della creatività e dell'intellettualità. La pluralità di forme testuali – diari, appunti su disegni, lettere, interviste, dichiarazioni ufficiali – sono testimonianza di questa stessa complessità e irriducibilità di Bourgeois ad ogni regolamentazione dell'operare artistico e della vita interiore, che anzi si intrecciano tumultuosi, ribelli, infinitamente pericolosi.

Le sue parole dunque non hanno nulla di rassicurante o di normalizzante, assistiamo piuttosto all'operare al vivo di un'artista che non ha mai fatto sconti a nessuno, soprattutto a se stessa, e che alla corrispondente Colette Richarme poteva scrivere “Quando penso a lei [Richarme], alla sicurezza, alla dolcezza borghese che emana da lei, mi dico: la verità è forse lì, e tu, Louise, ti brucerai le ali. Ma non posso vivere diversamente”.