Recensioni / Se la foto digitale è un tramezzino

La prova del sandwich è mangiarlo. La prova della fotografia numerizzata è scattarla, maneggiarla, guardarla. Paolo Rosselli ha sicuramente imparato dal suo maestro Ugo Mulas che un fotografo può indagare la fotografia solo per mezzo di fotografie, e questo sperimentale album-saggio contiene le sue "verifiche", un tuffo nell'oceano digitale per capire se si può nuotare o se si affoga. La nuova fotografia manipolabile, dice, è fatta di strati come un tramezzino, è uno «stravagante accumulo di ingredienti di diverso genere che trattengono un loro specifico tono e sapore». Ma così stratificate
sono anche le città postmoderne, che Rosselli fruga da decenni.
Indecisa tra calco della realtà e costruzione di significato, la nuova fotografia «governata dagli algoritmi» è forse il medium più adatto per indagare un ambiente umano che le somiglia. «Si ama e si ricorda una fotografia per il grado di alterazione della realtà che contiene e non per la sua fedeltà a qualcosa», sostiene Rosselli. Forse ha ragione, ma tutto dipende da chi conduce il gioco: siamo pur sempre noi che dobbiamo mangiare il sandwich, non viceversa.