Recensioni / Tra sfera pubblica e natura umana

«A quali condizioni è possibile che una sfera pubblica priva di meccanismi di delega e rappresentanza faccia valere le proprie decisioni?»: questo l'interrogativo intorno al quale si muove la trama argomentativa del libro di Paolo Vernaglione, Post-umanesimo. Sfera pubblica e natura umana nel ventunesimo secolo (Quodlibet, pp. 272, 24 euro). Due le linee principali del discorso, tra loro intrecciate e sovrapposte. La prima riguarda la definizione concettuale della nozione di sfera pubblica, il modo nel quale è organizzata la natura intrisecamente collettiva dell'essere umano. La descrizione di alcune tappe fondamentali delle sue vicessitudini storiche mostra che questa dimensione della nostra esistenza non consiste nella semplice aggregazione di vite individuali già formate. Al contrario, il pubblico costituisce il luogo nel quale ogni essere umano ha la possibilità di mettere in piedi la propria singola biografia.
Il problema è che lo status attuale della sfera pubblica rischia di essere sfuggente. Per un verso è allo sbando: i due motori principali, Stato e mercato, non se la passano bene. Le strutture nazionali sono ormai trapassate da parte a parte da processi economici di ordine globale. Ma, proprio perché così aggressivo, anche il mercato rischia l'implosione. Paradossalmente, proprio perché il capitale sembra aver realizzato tutte le proprie speranze, ora appare letteralmente disperato cioè senza alcuna altra ambizione. Corre il pericolo presagito dal film Stalker di Tarkovsky nel quale si descrive una dimensione magica, la Zona, in cui è possibile esaudire i desideri più profondi: ora che il mercato può avere come interlocutore solo se stesso e ha la possibilità di realizzare tutte le proprie aspirazioni, mostra le fragilità di chi è sull'orlo di una crisi di nervi.
(segue)