Recensioni / La periferia interiore

Molto spesso accade che parlando dei centri urbani, si ponga l’attenzione principalmente sulla parte storica e si tralasci di considerare quella periferica. Dal presupposto inverso parte invece il progetto culturale “La periferia interiore”, articolato in una serie di iniziative distinte, ma concomitanti, svolte fra maggio e febbraio 2009, come seminari pubblici, laboratori fotografici, laboratori di urbanistica, workshop di videoproduzione. La pubblicazione omonima, di cui è sintesi e documentazione, è stata curata da Paola Pellegrini con le foto scattate da Andrea Pertoldeo. Il testo intende raccontare quella periferia della città di Mantova “poco conosciuta e tuttavia generalmente giudicata di scarsa qualità”. Nella provincia lombarda, non c’è infatti una continuità tra i diversi spazi urbani, ma esiste una netta suddivisione data dalla presenza dei laghi del Mincio. L’evoluzione ed espansione di Mantova è stata documentata ed analizzata nel libro, tenendo conto del concetto stesso di ‘periferia’. Si è posta l’attenzione sul carattere industriale proprio della circoscrizione nord, che si è sviluppata negli anni ’60-‘70 intorno alla Raffineria ICIP (oggi IES), alla società Edison (oggi Polimeri Europa) e allo stabilimento della cartiera Burgo, fino a vedere la realizzazione della zona produttiva dal Frassino a Formigosa. L’intenzione alla base del progetto che ha dato vita a questo lavoro, è proprio quella di riqualificare la zona nord della città, considerata tra gli spazi urbani passibili di trasformazione e ulteriore sviluppo. L’illustrazione critica presentata nel volume della Pellegrini, non si limita tuttavia ad un’osservazione tecnica del territorio in questione, ponendo l’accento solo sulla sua storia urbanistica e la sua possibile evoluzione futura, ma tiene in grande considerazione gli abitanti di questa realtà cittadina, raccogliendone storie, testimonianze, opinioni ed immagini. E’ a tal fine che è stato realizzato anche un video-laboratorio che ha filmato persone, animali, cose e rumori, nella loro naturalezza e veridicità, senza interferenze, ma lasciando libertà di espressione a tutti. Il risultato dell’esperimento, documentato appunto nel libro, ha visto molti proporsi come narratori spontaneamente, scegliendo luoghi e situazioni nei quali rappresentarsi. Si è così offerta l’opportunità di conoscere e farsi conoscere, senza artificialità alcuna e senza tralasciare fondamentali analisi storiche e urbanistiche. Il contributo delle immagini si rivela inoltre importante per il lettore, in quanto consente di figurarsi luoghi, scenari e persone che altrimenti, con molta probabilità, non avrebbe avuto la possibilità di vedere capitando ‘in quel di Mantova’.