Recensioni / Il corpo di Diotima. La passione filosofica e la libertà femminile


Nella prefazione a questo volume Laura Boella ne riassume bene gli intenti: raccontare la storia della «passione della differenza» sottolineandone il senso non conclusivo - come se si trattasse di una vicenda, o di una fase ormai alle nostre spalle -, e l'apertura verso il futuro. Il volume si propone in effetti di esaminare le articolazioni del pensiero della differenza, in particolare italiano, la possibilità di pensare il mondo secondo un'esperienza differente, mettendone in evidenza la forza politica e sociale. L'autrice prende le mosse dai luoghi in cui questo pensiero è nato e ha acquistato slancio e dalle donne che hanno tradotto in parole e in pratiche un'invenzione teorica che risponde a una esigenza profonda e una “rivoluzione del modo di pensare” che non investe soltanto la tradizione filosofica. Il libro approfondisce quindi il senso di questa rivoluzione «fragile e incompiuta» (cito sempre dalle pagine introduttive di Boella) che pur avendo trasformato l'esistenza di uomini e donne fa i conti oggi con una situazione sociale, culturale, economica molto complessa e difficile, che mira, apparentemente, a scrollarsi di dosso peso della differenza proprio quando avrebbe un estremo bisogno di posizioni non allineate, asimmetriche, eccentriche rispetto al presente.
Da qui l'importanza di una panoramica che delinea con precisione i contributi del pensiero femminile e ne mette in luce la portata in quanto sapere che entra nella vita. L'autrice dichiara di non avere pretese esaustive, di non voler fare un «catalogo» delle posizioni femministe, ma di voler piuttosto presentare «un itinerario ermeneutico, aperto e problematico, sull'orizzonte della filosofia occidentale» (p. 5) a partire dalla condizione storica femminile di presenza-assenza di cui è emblema la figura di Diotima che parla solo per bocca di Socrate (ma come maestra). Una parola indiretta, segno di tutta una tradizione femminile carsica che affiora a tratti con modalità diverse e diversa forza.
Il percorso di Patrizia Caporossi si sviluppa lungo tre linee direttrici, indicate dalle tre parti in cui si divide il libro: la passione filosofica femminile, la soggettività e la libertà femminile. Nella prima parte è centrale soprattutto il senso di questa presenza-assenza che può diventare capacità di passaggio, di stare sul confine, prospettiva o condizione di estraneità da cui farsi presenza autonoma. La seconda ruota invece intorno alla crisi del soggetto o della ragione classica, «del pensiero filosofico della modernità», che «si intreccia con l'emergere e l'affermarsi della differenza pensante femminile» (p. 112) e di una «presa di coscienza che non si sente né si è mai sentita orfana dell'epistemologia e dell'ontologia storica» (p. 114), nonché con il rafforzarsi di un'autodeterminazione consapevole «che il cambiamento dell'ordine patriarcale va oltre l'uguaglianza» (p. 160).
La terza parte infine riprende molti degli elementi già introdotti nei capitoli precedenti a partire dal percorso della libertà femminile «con la messa in discussione della neutralità della persona stessa» (p.204): libertà femminile come libera significazione della differenza.