Recensioni / Logiche del vivente su l'"Ateo"

I lettori de L'ATEO sanno che non ho molta simpatia per i filosofi italiani - a parte alcuni filosofi della scienza (non certo Marcello Pera!) - ma che ho un debole per i filosofi francesi. Ecco un caso in cui una rivista filosofica italiana (Discipline filosofiche, fondata da Enzo Melandri). Anziché "mettere il cappello" alle scienze, anziché estrapolarne un "metodo" con pretese di universalità, anziché ergersi a tribunale della "verità" scientifica, la filosofia si dà un altro compito: esplicitare le novità filosofiche presenti nelle attuali novità scientifiche, permettere in tal modo la circolazione di temi e di concetti oltre i confini disciplinari specialistici, collocare i nuovi risultati e le nuove tendenze in un più ampio contesto storico, sociale e culturale - termine quest'ultimo che include altri saperi e altre pratiche oltre a quelle accademiche.
Il volume raccoglie scritti di Georges Canguilhem, Raymond Ruyer, Frédéric Worms, Andrea Cavazzini, Elena Gagliasso, Alain Prochiantz, Alberto Gualandi, Telmo Pievani, Dominique Lestel, Patrizia A. d'Alessio, Giuseppe Longo e Jean Petitot. Una prima parte serve soprattutto ad inquadrare storicamente la direzione in cui si muove l'epistemologia francese contemporanea impegnata sul fronte delle "logiche del vivente" (l'espressione richiama il titolo della più nota opera del grande biologo francese François Jacob,  La logique du vivant appunto, di cui Canguilhem, nel saggio che apre la raccolta, propone una straordinaria lettura). Di estremo interesse la seconda parte, che interroga a fondo il presente delle scienze della vita, in cui i curatori vedono delinearsi una convergenza di studi provenienti da settori diversi sui temi evoluzione, sviluppo e cognizione verso una "prospettiva sintetica".
Particolarmente interessanti per i lettori de L'ATEO - a cui abbiamo già proposto argomenti e autori qui presenti - sono in primo luogo i lavori di Alain Prochiantz che affronta nei termini della nuova disciplina EVO-DEVO la neotenia responsabile del pazzesco sviluppo cerebrale umano, in cui anche Stephen J. Gould collocava la specificità (non la superiorità!) di homo sapiens. Da questa prospettiva, in cui convergono i nuovi concetti della teoria dell'evoluzione (ad esempio quello di exaptation, splendidamente illustrato da Telmo Pievani), le acquisizioni della genetica dello sviluppo (spiegate con esemplare chiarezza da Alberto Gualandi) e quelle delle neuroscienze, emerge un nuovo approccio all'antropologia capace di superare in modo originale e radicale - e ovviamente materialista - tanto il dualismo corpo-mente quanto quello natura-cultura.
In secondo luogo sono di estremo interesse gli studi dell'etologo Dominique Lestel, che qui critica il "paradigma realista-cartesiano" finora prevalente in questo campo disciplinare e propone un "paradigma bi-costruttivista" capace, anziché di pensare l'animale, di pensare con l'animale evidenziando in quest'ultimo gli elementi di creatività e dotazione di senso messi in ombra da un approccio che l'autore non esita a definire "colonialista". E' chiaro che in questa prospettiva un altro dualismo va a pezzi: quello che oppone umanità e animalità. Gli studi di Prochiantz e quelli di Lestel si incontrano - benché il primo autore sia interessato soprattutto alla specificità dell'uomo, il secondo alla contiguità tra uomo e animali - nel rifiuto della dicotomia istinto-intelligenza (ridefinita da Prochiantz in termini affatto originali) e nella convergenza di natura e cultura: perché per Lestel non solo l'uomo, ma ciascun animale in quanto individuo, risulta dalla "convergenza della storia biologica e della storia culturale".