Recensioni / La periferia interiore

Può avere ancora una validità parlare di periferia entro le descrizioni di contesti urbani contemporanei? Alcune caratteristiche spaziali permettono di dare una risposta affermativa, sostengono gli autori di La periferia interiore, ricerca promossa dalla città di Mantova con l'intento di definire scenari di trasformazione per migliorare a qualità dì vita dell’area nord della città, attraverso forme di partecipazione diretta degli abitanti. La piccola dimensione della città, la condizione geografica, l’apparente marginalità e il ritardo rispetto ai contesti di grande trasformazione sono ciò che consente di individuare in alcune parti di città una periferia. La presenza dei laghi del Mincio ha consentito di conservare ben leggibile una chiara distinzione tra “ciò che è centro” e “ciò che non lo è”, conservando un confronto ravvicinato tra due “paesaggi urbani” diversi. A Mantova pare dunque non esserci stato quel processo di ibridazione dei confini, di opacizzazione delle differenze tra parti dì città che connota buona parte della condizione urbana in Italia, e questo ha permesso di riconoscere e rileggere la parte nord della città come "intenore", come un "territorio interno, compreso e compresso tra il nucleo originale della città e i comuni adiacenti". A Mantova non ci sono gli spazi e i materiali urbani propri della città diffusa nella quale le logiche di funzionamento, i tempi e le forme dell'abitare non passano più per reti di prossimità. Anche qui è possibile riconoscere un uso allargato dei territorio, ma la dispersione si sovrappone a una condizione spaziale che appare ferma ad alcuni decenni prima. Questo testo rappresenta un tentativo di avviare una riflessione più ampia sul ruolo e sulla trasformazione della periferia della città contemporanea e sulla possibilità e sui modi per rappresentarla e raccontarla (anche a mezzo di indagini fotografiche), superando l’idea consolidata entro il senso comune che lega questo concetto a un senso di esclusione e decentramento.