Recensioni / Vivere insieme

Il saggio di Michele Costanzo illumina la cifra della vita e dell'opera di Leonardo Ricci (Roma, 1918 - Venezia, 1994) mostrando come queste siano tenute insieme da un pensiero utopico radicato nella passione per l'uomo e per il ruolo dell'architettura come "servizio". Se L'uomo è per natura un animale politico, come diceva Aristotele, il suo essere si radica in una dimensione collettiva. L'architetto, uomo tra gli uomini, "medium" e non fine in sè, è chiamato, sostiene Ricci, a "dare il meglio di se stesso" ma solo "dopo essere partito dagli altri", dalla loro "verità e realtà", per costruire il luogo della vita, che è relazione, socialità, spazio condiviso. L'illustrazione delle opere più eloquenti di Ricci - tra cui il centro Agape a Frali in vai Pellice (1946-1948), il villaggio di Monterinaldi sulle colline fiorentine (1949-1961) e il villaggio valdese Monte degli Ulivi a Riesi (1963-1966) - si affianca a citazioni e note biografiche che restituiscono l'audacia teorica e la capacità realizzativa di un architetto che si è confrontato in modo coerente al senso della propria vocazione, umana e professionale, senza mai scinderle. Così come nella concezione di uno spazio fluido, in cui "nulla vi è di separato e straniero", dove le diverse funzioni comunicano naturalmente, per non alienare la persona, così Ricci ha tenuto uniti in modo "organico” il cosa, il come e il perché della propria azione creatrice. Figlio di un ingegnere e di un'attivista della chiesa valdese, originariamente "ateo", Ricci si avvicina al cristianesimo "eretico" attraverso il pastore Tullio Vinay che lo coinvolge in due progetti per la sua comunità religiosa. Grazie a queste esperienze Ricci darà esemplare sostanza ai propri principI architettonici. La "forma non si sviluppa al di fuori di un contenuto, agendo in se stessa e di per se stessa", né 'nasce da presupposti astratti e teorici di stile, ma spontanea e diretta dalla realtà interna dell'oggetto stesso". L'architettura e l'urbanistica "sono il frutto collettivo di una dinamica della società"; questa non può essere indagata dall'esterno, misurata in statistiche ed espressa in "uomini-tipo", ma "è importante riesaminare alla base gli atti di esistenza umana" per "vedere gli atti nel loro farsi". Ricci propone "un'architettura esistenziale relazionale nata dall'atto dell'esistere, prolungamento dell'esistenza stessa".