Recensioni / Un registro delle morti presso gli antichi

Il grande Montaigne, nei suoi Saggi (mi riferisco all’edizione Adelphi, curata da Fausto Garavini), scriveva: “ho preso l’abitudine di avere la morte continuamente presente non solo nel pensiero, ma anche sulle labbra; e non c’è nulla di cui m’informi tanto volentieri quanto della morte degli uomini; che parole, che aspetto, che contegno hanno avuto allora; né vi è passo delle storie che noti con altrettanta attenzione.  Appare evidente
dall’interpolazione dei miei esempi; e ho particolare amore per questo argomento. Se fossi un facitore di libri farei un registro commentato delle
diverse morti. Chi insegnasse agli uomini a morire, insegnerebbe loro a vivere”. Dino Baldi, che non è un “facitore di libri”, ma un autore al suo primo libro, ha voluto obbedire a Montaigne scrivendo Morti favolose degli antichi, dove documenta come le morti degli antichi fossero migliori delle
nostre e nella premessa scrive: “viene un po’ di invidia per i cittadini di Marsiglia, colonia greca, dove chi voleva concludere la vita si presentava
davanti al senato, e se le ragioni erano buone poteva attingere alla riserva
di veleno statale: le buone ragioni erano la fortuna avversa, ma anche la
troppa fortuna, perché anche questa faceva paura”. Questo libro, basato su una indiscutibile documentazione, è uno straordinario viaggio nell’antichità, e la sua ricchezza emerge dalle storie di personaggi che ci hanno affascinato da giovani: poeti e filosofi, atleti e condottieri, eserciti (la lettura dei morti alle Termopili o a Masnada ancora ci coinvolge). E come non segnalare la morte dei due Gracchi, Tiberio e Caio, che quando eravamo ragazzi aprirono in noi la volontà e la speranza del socialismo? O le morti apparenti, tra cui l’autore mette anche quella di Gesù, con rinvii al Corano? Insomma, leggere questo libro per me è stato un viaggio non solo e non tanto nelle memorie di giovinezza, quando ero un vero lettore, ma anche nei problemi degli esseri umani del presente. La storia antica è anche storia presente.