Recensioni / Un viaggio in Grecia con l'occhio di architetto

“Si ha il senso di essere capitati nel paradiso terrestre, per caso; quando le porte non erano ancora state chiuse”. Così annota nel suo giornale di viaggio datato 1976 l’architetto Giancarlo De Carlo (Genova 1919-Milano 2005), mentre sta percorrendo la penisola calcidica con la moglie Giuliana.
E’, per lui, il primo ritorno nel paese conosciuto durante la guerra, da giovane ufficiale, e poi perdutamente amato, con gli occhi e con il cuore, per tutta la vita. Questo libro che raccoglie i diari, le annotazioni,
le riflessioni, i ricordi – anche sotto forma di foto e di disegni – legati a una trentennale frequentazione della Grecia, colpisce per la bellezza della scrittura e per la ricchezza delle suggestioni, sempre filtrate dall’occhio dell’architetto, mai saccente e sempre disponibile all’incanto. Dall’inarrivabile perfezione del teatro di Epidauro accarezzato dalla luce rosata del tramonto al vecchio generale che nel sembiante evoca l’eroe Aiace, dal pavone “impudico” nel giardino pubblico ateniese alla “piccola, gloriosa chiesa bizantina” di Kardamili, dalla “sommessa tensione” della fonte Kastalia ai “cannoni turchi, eleganti e di buon umore, esposti come trofei ” sulla piazza di Pilos, le mille epifanie che costellano i diari di viaggio di De Carlo intessono un compendio di aforismi architettonici e filosofici di essenziale profondità.