Recensioni / Così il signor B. ha ucciso anche la Repubblica delle lettere

Parte da un’analisi negativa, pessimistica della società italiana l’ultimo libro di Antonio Tricomi, La Repubblica delle Lettere. Generazioni, scrittori, società nell’Italia contemporanea (Quodlibet, pagine 560, euro 34,00). Un volume di critica letteraria, composto da alcuni capitoli dedicati ad altrettanti autori che hanno reso grande la letteratura italiana dell’ultimo mezzo secolo: Pier Paolo Pasolini, Paolo Volponi, Luciano Bianciardi. Scrittori nei quali è stato centrale un certo grado di “contestazione” dei mali e delle storture del tessuto civile e culturale del nostro Paese anche quando magari si sono limitati a scattarne impietose istantanee. Per arrivare a scrittori più vicini a noi: Walter Siti, Eraldo Affinati, Roberto Saviano. La tesi di fondo di Tricomi – il lucido pessimismo da cui siamo partiti – è che l’idea di un progresso democratico (l’idea nella quale ha creduto la generazione dei genitori dell’autore, che ha 35 anni) sembra essere ormai decaduta. Non sono solo i 15 anni di berlusconismo politico che abbiamo alle spalle (sommati ai precedenti 20 di berlusconismo televisivo), ma è anche il quotidiano tradimento di chi a parole professa etica e fede progressista e poi, nei fatti, commette, nell’orticello del proprio ambito professionale, le peggiori nefandezze. Al disgregarsi dell’idea di progresso democratico si aggiunge il declino di quella che un tempo si chiamava civiltà letteraria. Un’implosione, quest’ultima, che se non è conseguenza meccanica della prima, tuttavia nella prima trova in parte spiegazione, riflettendone diverse dinamiche. Così l’autore spiega l’intento del suo suggestivo volume: «È un libro non di certezze, ma di ossessioni storiografiche e di narrazioni culturali che, per salti e per strappi, prova a ritagliare un intinerario di senso dall’ormai ampia parabola della democrazia italiana, affidandosi ai resoconti e alle analisi che di quella traiettoria ci hanno regalato alcuni scrittori del presente e del recente passato». Va apprezzato lo spirito appassionato di Tricomi, per il quale la letteratura non rappresenta un arido oggetto di studio, bensì qualcosa di vivo e vitale.