Recensioni / Il corpo di Diotima

Il libro che viene segnalato in rubrica, oggi, non è di recente pubblicazione perché “Il corpo di Diotima. La passione filosofica e la libertà femminile” di Patrizia Caporossi, edito da Quodlibet è stato dato alle stampe nel 2009, ma l’importanza del testo, la serietà e l’intelligenza che stanno dietro alla scrittura ci sembrano motivi perentori per recuperare in un momento come quello attuale l’approfondita analisi del pensiero al femminile. Nel dibattito che nel presente anima il paese “spaesato”, il nostro purtroppo, troppo spesso oscillante tra le battute alla “Bagaglino” e le disquisizioni raffinate ma, spesso, astratte alla Foucault, sul trattamento riservato alla dignità femminile dalla subcultura nazionale, è doveroso recuperare un approccio, prima di tutto serio e documentato, della questione storica dell’identità e della consapevolezza del pensiero di genere. Sin dagli inizi del pensiero filosofico la questione si è posta come una mancanza vistosa e come una sorta  di “ invisibile  presenza”: basti pensare all’aneddoto che vede il primo pensatore Talete  caduto nel fosso, distratto com’è dall’osservazione della volta celeste, e fatto oggetto del riso di una servetta  di Tracia che assiste divertita alla scena per nulla intimorita dall’autorità dello scienziato. Perché non leggere, rifiutando la banale e riduttiva versione che insiste sulla contrapposizione tra l’uomo comune e l’intellettuale, invece, il riso della donna di Tracia come se fosse il primo richiamo, da parte del femminile, a fornire concretezza, corpo, passione, vita reale al pensiero perché esso non cada  nel vuoto di una ricerca astratta e mutilata? E il saggio che ci consegna, con scrittura densa ma chiarissima, la Caporossi ripercorre in lungo e in largo, in verticali e in orizzontali sguardi, il difficile, faticosissimo itinerario storico ed esistenziale dell’identità di quella presenza occulta vera, viva, sanguinante, che ha attraversato la storia  per arrivare nel Novecento, finalmente alla piena  rivelazione di sé. La studiosa anconitana racconta  i momenti essenziali e le figure di riferimento che hanno delineato e determinato questo percorso di conoscenza  che, come  sottolinea giustamente, nella bella prefazione, Laura Boella, è essenzialmente la ricostruzione  del cammino di una vera e propria passione che, quando è giunta ad accendere i suoi brillanti fuochi, ha gettato nuova luce sul panorama storico e culturale, promuovendo azioni e saperi, pratiche e teorizzazioni, linguaggi e condotte del tutto inediti: per tutti, non soltanto per una metà, ma per l’intero cielo. Adesso nel presente disorientamento vale la pena di superare la pigrizia dello stazionamento magari ricominciando a ri-pensare quello che si è già pensato, per non lasciare interrotti i sentieri intrapresi.