Recensioni / Con un filosofo del paesaggio c'è movimento in giardino

Dovremmo ormai aver imparato a conoscere lo stile di questo straordinario personaggio della botanica prestato alla filosofia che risponde al nome di Gilles Clement, classe 1943, francese, docente all'Ecole Nationale Supérieure du Paysage di Versailles, oltre che autore di numerosi libri di grande successo.
Eppure, alla vigilia dell'uscita italiana di Il Giardino in movimento (Quodlibet), lo stupore si rinnova come la prima volta che, sotto i nostri occhi di lettori, sono scorsi gli ailanti, le buddleie, le robinie e le artemisie, la belladonna, gli emanti, le nerine, i colchici dalle pagine del suo bestseller Manifesto del terzo paesaggio (Quodlibet).
Era il 2005, il Manifesto rompeva le fila dei titoli sul tema del verde per affrontare una questione e proporre un metodo sotto forma di grido d'allarme: salvare la flora spontanea del pianeta perché si salvino gli insetti e il ciclo naturale che lega gli uni all'altra.
Clement, geniale, profondo ma anche astuto, nel nuovo libro più che filosofeggiare, insegna e racconta e spiega, portando ad esempio progetti realizzati con la sua équipe per ettari e ettari di terreno da recuperare a "parco", parola che tutti capiamo, ma che non corrisponde in pieno alle battaglie di Clement.
Le istruzioni per l'uso, quando seminare, che cosa e dove, ci sono tutte. Anzi, Clement descrive il lavoro della creazione di diversi "giardini in movimento" sparsi per la Francia, le ore che servono, le braccia impiegate, quale macchina agricola usare...
Scrive: "Il movimento è quello della metamorfosi. La scorza che diventa fiore, albero di Giuda, viburno Farrer, terra che diventa fiori (bulbi, gigli, eremori)". Quante occasioni ancora abbiamo di cambiare il nostro modo di fare giardini.