Recensioni / Accogliere le piante immigrate

Gilles clément è un paesaggista promotore della «terza via» verde, dove fiori e erbacce convivono in movimento nel rispetto della specie

Il giardino è un’enclave che protegge I’idea del paradiso. Lo teorizza Gilles Clement, francese, 68 anni, il più celebre giardiniere fllosofo, che Panorama incontra durante una sua visita a Firenze, invitato dalla fondazione Florens, dove ha tenuto una lectio magistralis all'università e presentato il suo libro Il giardino in movimento (Quodlibet, 319 pagine, 28 euro). «Il giardino in movimento è un metodo di giardinaggio, una teoria che nasce dall'esperienza. Il giardiniere deve rispettare la diversità delle specie e fare il più possibile con la natura e il meno contro»). È la fine del giardiniere che ossessivamente tiene ogni più piccolo filo d'erba sotto controllo. Paesaggista rivoluzionario, promotore della «terza via» verde, ingegnere agronomo, botanico ed entomologo, Clement ha firmato il Parc Andre Citroen e il Musèe du quai Branly a Parigi. Docente all’Ecole supérieure du paysage di Versailles, ha cominciato a sperimentare nel suo giardino a La Vallee, 5 ettari tra prati, orto e boschi che cura da solo. «Perché è un'ottima terapia: lavorare in giardino rende felici».
Cos'è un giardino in movimento?
Nasce dall’idea di proteggere la diversità e le specie che si insediano in modo autonomo. Per fare questo ho dovuto cambiare le tecniche di giardinaggio e stravolgere la concezione formale di giardino. Perché tutto cambia ogni stagione e un giardino in movimento non risponde a una forma fissata a priori.
È l'elogio dell'incolto, dell'anarchia. Come si adatta ai nostri tempi?
Il giardino è sempre politico. Quello di Versailles con le ampie prospettive testimoniava la visione settecentesca, illuminista. Quello romantico inglese è l'esaltazione della natura drammatica ottocentesca. Il giardino in movimento è invece l'unica forma adatta a questi tempi, dove la priorità è proteggere le diverse specie. Senza essere razzisti verso le piante estranee. Perché è più dispendioso eliminarle che conservarle e proteggerle.
E un pensiero che si può applicare anche oltre il giardino?
È una filosofia che si può applicare alla politica, anche se in francia Nicolas Sarkozy non la vede così Non lavora con, ma agisce contro: la diversità, lo spazio pubblico, e anche l'essere umano.
Eppure lei viene da un retaggio familiare di destra.
È vero, ma con il tempo ho visto che I’ecologia non si adattava al capitalismo ultraliberista. Mi sento più vicino ai partiti verdi europei.
Volutamente non usa mai la parola ecologia, perché?
Non ni sento vicino alle posizioni degli ecologisti radicali che difficilmente accettano le piante provenienti da altri ecosistemi, per i quali niente deve, cambiare. Trovo il loro punto di vista quasi razzista. Le piante viaggiano, si spostano in silenzio come i venti. E non si può nulla contro il vento
Da noi ha lavorato poco, solo a Torino e ora a Bergamo. Dove vorrebbe fare un suo giardino?
Dentro il colosseo non sarebbe male. Se me lo chiedessero accetterei subito.