Recensioni / Meglio andare alla guerra da soli che andare alla pace in compagnia di De Signoribus

Da quando ha consegnato il tema, og­gi per la prima volta sente di non aver puntato sul poeta giusto. Come tutti i maturandi, anche lei s'era preparata qualcosina contro la guerra, giusto per cavarsi d'impaccio in caso di penuria di idee specifiche (quale trattazione di ar­gomento umanistico non trae profitto da una virtuosa rimpolpata di vibrante pa­cifismo? Quale esaminatore oserebbe di­chiarare fuori tema un'accorata perora­zione della pace, madre di tutti i temi?); ma, diversamente dagli altri maturandi, lei quel qualcosina aveva deciso di pre­pararselo in ambito poetico. Alta strategia liceale: se il pacifismo ti copre sull'ottanta per cento degli argomenti possibili, la poesia è il rincalzo tattico che fa la differenza in caso di sorprese. Sicché dagli a cercare un illustre refe­rente poetico da scodellare al momento del bisogno ‑ di provata fede pacifista, possibilmente contemporaneo ed even­tualmente italico.
Dopo lungo e frenetico rovistare, la mamma, insegnante alle medie e assidua manifestarola arcobalenante, gliene ave­va scovato uno ‑ a suo dire ‑ risolutivo: Eugenio De Signoribus, autore di "Me­moria dal chiuso mondo". In effetti la controcopertina del volumetto parlava chiaro e pertinente: "Questa memoria è dedicata a quei popoli inermi e spaven­tati che si trovano a subire le devastanti guerre delle cosiddette superpotenze...". Subito a memoria, dunque, le poesie con cui innescare e corredare gli eventuali eccipienti: "Nel fortino abbarbicato I il rinchiuso formicaio è incendiato dal becchino I il tribale mugiadino, I sotto l'occhio consensuale I del civile occi­dentale" ‑ filastrocche che facevi più in fretta a impararle che a scriverle sui fo­gliettini da sbirciare sotto il banco. "Tut­ti dentro gli assassini gli assassini tutti fuori I una tavola di legge I li separa nei valori.., quando calano le bombe I por­tan giù manna e clamori". In virtù della struttura elementare e amena ‑ e forse anche di quel cognome più da zia gozza­niana che da poeta ‑ le s'era stampato in mente con l'evidenza indelebile delle buone cose di pessimo gusto perfino un cameo del Papa ("mentre il bianco gene­rale I parla stanco e intermittente.., e la gente meno sente I meno vede meglio sta"). Poi, Santa Moratti, c'era stato il mi­racolo di scoprire fra le tracce d'esame non solo la poesia in persona, ma addi­rittura un'evocazione del suo trapasso degna appunto di una Nonna Speranza da Costanzo Show ("E' ancora possibile la poesia nella società delle comunica­zioni di massa?"), cui lei aveva opposto tre pagine imperniate sulle filastrocche civili del De Signoribus, a dimostrazione di quanto la poesia sia viva e combatta con noi.
Meglio Derek Walcott
Solo che adesso, alla Milanesiana, se­duta fra la gente che ascolta incantata il portentoso Derek Walcott declamare i propri versi, capisce di aver puntato sul poeta sbagliato. Ruggita da lui, bello e fiero come dovrebbe essere ogni poeta, l'onda migratoria dei profughi è "... the dark stain I spreading on maps whose shapes dissolve their frontiers I the way that corpses melt in a lime‑pit" (diciamo "quella macchia scura I che si spande su topografie dai confini liquefatti I come salme in una fossa comune"), una fiuma­na di sventurati per cui gli anni non han­no più che "only one season, one sky: I that of the rooks flapping like torn um­brellas" ("una sola stagione, un solo cie­lo: I quello dove frullano corvi come om­brelli laceri"). Certo, c'è poeta e poeta; certo, Walcott è un Nobel e De Signori­bus un Montale. Ciò non toglie che lei, se anziché il paraponzi di "ora vanno nella notte I sui carretti a somarelli I ora a piedi e cenciarelli I verso un luogo di frontiera" avesse avuto in mente i carri di masserizie che i profughi di Walcott trainano a mano "for horses have long since galloped out of their field I back to the mythology of mercy" ("poiché i ca­valli han fatto ormai da tempo e di gran carriera I ritorno alla mitologia della mi­sericordia"), la vitalità della poesia l'a­vrebbe non solo dimostrata sul serio, ma ci avrebbe persino creduto.

Haiku della settimana

Alla guerra fa tottò De Signoribus ‑carriere dei piccoli